Termalismo, secondo Federlazio il rilancio è tutto in mano ai privati
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Il direttore di Federlazio alla conferenza di chiusura del 2015 si scaglia contro i politici locali e il loro immobilismo

Una conferenza ‘piccante’ quella di Federlazio, che come di consuetudine chiude l’anno con un incontro con la piccola e media impresa locale. Un momento per tirare le somme dell’ultimo anno, con un 2015 non certo facile e con prospettive locali un po’ al ribasso. Quello che preme sul fianco di Giuseppe Crea, direttore di Federlazio, sono le scelte dei politici, che secondo lui “vengono qui a fare passerella”.

Sul tavolo con Crea ci sono Giovanni Callisti, presidente dell’associazione, e Giampaolo Rossi, editorialista e blogger de Il Giornale. Per questo fine 2015 si sono scelti temi internazionali, perché come sottolinea lo stesso Crea “il mondo non si ferma a Viterbo”, ma anche perché la Città dei Papi vive più che altro di export, mentre l’economia interna si è lasciata un po’ andare.

Crea è al suo ottavo anno di Federlazio, ma come dice lui “sto ancora aspettando l’aeroporto, le terme Inps, il completamento della Traversale”. Temi caldi per la politica viterbese, che sembra non faccia altro che parlarne, senza mai agire. L’attenzione di Crea si focalizza sul famoso ‘rilancio del termalismo’, mentre sottolinea come in sei mesi il Comune non sia ancora riuscita ad ottenere un censimento dei pozzi abusivi. “La lotta all’abusivismo – sottolinea Crea – è il primo passo per il rilancio”.

“Sono sempre più convinto – dice poi il presidente di Federlazio – che il rilancio del termalismo passerà esclusivamente dall’azione dei privati, perché sono gli imprenditori quelli che hanno dimostrato più voglia di investire. Lo hanno fatto, primi nel Lazio, aderendo alla Call of proposal della Regione, con Camera di Commercio, noi di Federlazio, le realtà private già attive in loco. Il Comune è arrivato solo in un secondo momento”.

Dopo lo sfogo si ritorna a parlare di economia internazionale. La fanno da padrona i temi caldi di quest’anno: dall’Isis, alla Russia e all’embargo a seguito dell’invasione dell’Ucraina, dal recente crack delle piccole banche italiane, fino alla politica italiana e l’urgenza di un Governo eletto dalla popolazione. Si parla di crisi e di conseguenze degli eventi mondiali, di come questi possano influenzare le cose anche nella piccola Viterbo.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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