Termalismo, la politica non lasci tutto a "bagnomaria"
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Il Tavolo sul Termalismo realizzato questa settimana dall'amministrazione Michelini ha una sua importanza da non sottovalutare. Salta un tabù e dopo decenni di silenzio si torna a parlare in pubblico dell'importante risorsa che finalmente, forse, potrà essere messa meglio al servizio dello sviluppo del territorio.

Un piccolo passo per l’amministrazione comunale, un grande passo per la città. Calzano a pennello le parole degli astronauti americani con cui commentare l’allunaggio anche per sintetizzare quanto accaduto questa settimana sul fronte termale.

Un qualcosa che scotta e non certo per colpa dell’acqua. Per decenni un bene di tutti, che doveva essere messo al servizio dello sviluppo del territorio, è stato utilizzato “all’acqua di rosa”. Nessun numero consistente di viterbesi ha “svoltato” con lo sfruttamento della risorsa e l’amministrazione comunale non ha avuto benefici considerevoli per le casse comunali.

Sarebbe bello, ma è chiaro che serverebbe una classe politica autorevole e forte, aprire una commissione d’inchiesta a Palazzo dei Priori, per analizzare la complessa situazione terme di Viterbo. Ma c’è sempre speranza, magari in un futuro arriveranno amministratori illuminati e decideranno di fare piena luce su quanto accaduto per decenni.

Dopotutto in Italia va di moda fare lavorare commissioni d’inchiesta a distanze siderali dai fatti, tipo quella su Aldo Moro per esempio. Intanto cogliamo e sottolineiamo l’interessante azione del Tavolo sul Termalismo. Si è trattato di chiacchiere ma iniziare a parlare di un tema tabù può essere davvero l’inizio di un cambiamento di rotta. A questo punto a Michelini e i suoi, che hanno imbroccato una direzione lodevole, va rivolto l’appello di non lasciare tutto a “bagnomaria”. 

Si godano il momento e gli applausi, magari si vadano anche a fare un bagno alle pozze per conoscere da vicino la materia, ma poi inizino davvero un lavoro serio e ordinato senza farsi tirare per la giacchetta.

 

 

Fotomontaggio: idea Roberto Pomi, esecuzione grafica Luca Appia.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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