Termalismo, i sindacati chiedono un piano regolatore
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Gettare le condizioni per lo sviluppo di una vera città termale. Lo hanno chiesto a gran voce le forze sindacali all'amministrazione comunale guidata da Leonardo Michelini.

”Un piano regolatore delle acque termali di Viterbo per capire quanta acqua si può prendere da tutti i pozzi. Un Piano che faccia capire il prima possibile quante possono essere le concessioni termali e dare massima certezza agli investitori, mettendoli nelle condizioni di investire, creare reddito e nuovi posti di lavoro. Un intervento di fondamentale importanza, un primo passo anche per riaprire le Terme Ex Inps chiuse ormai da più di vent’anni”.

A chiederlo sono i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Viterbo che ieri hanno partecipato al tavolo sul termalismo convocato dal Comune di Viterbo su richiesta delle organizzazioni sindacali. Presenti Miranda Perinelli (Cgil), Massimo Guerrini (Cgil), Rosita Pelecca (Cisl), Fortunato Mannino (Cisl), Giancarlo Turchetti (Uil) e Pierluigi Talamo (Uil). Assieme ai sindacalisti, anche gli imprenditori del settore termale viterbese, Paolo Orneli, capo segreteria dell’Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lazio, Guido Fabiani, il Sindaco di Viterbo, Leonardo Michelini, gli assessori comunali, Sonia Perà e Antonio Delli Iaconi, e il Rettore dell’Università degli Studi della Tuscia, Alessandro Ruggieri.

”Dobbiamo portare il sistema termale viterbese – proseguono i sindacati – a competere con le migliori regioni termali del mondo. Ne ha tutte le caratteristiche e tutte le qualità. Acque termali che si intrecciano con un patrimonio storico, archeologico e paesaggistico straordinario. Il tutto, all’interno di una regione che, grazie anche agli altri impianti termali presenti sul suo territorio, ha tutte le potenzialità per fare un grande salto di qualità. Abbiamo chiesto l’incontro in Comune – chiedendo anche la presenza della Regione e degli imprenditori – per capire lo stato dell’arte sul termalismo. I progetti che ci sono e le prospettive in campo.

Dobbiamo cambiare pagina e fare innanzitutto un cambiamento culturale su cui le imprese sono impegnate, riappropriandosi di un ruolo sociale a volte dimenticato. Dobbiamo creare le condizioni per fare gli investimenti e gli investimenti richiedono anche certezze. Anche da parte nostra – sottolineano le organizzazioni sindacali – ci sarà l’impegno affinché i progetti presentati siano funzionali alla crescita economica e all’occupazione. Nella chiarezza dei ruoli e delle questioni affrontate. Ora è decisivo passare ai fatti, mettendo da parte tutti i particolarismi. Quello che abbiamo subito in questi anni di deterioramento produttivo è sotto gli occhi di tutti. Un territorio depresso con la più alta disoccupazione giovanile a livello nazionale.

Abbiamo un’esigenza fondamentale: ricreare occupazione e soprattutto buona occupazione. Infine – concludono i sindacati – fatto il piano regolatore deve essere chiaro a tutti che, se si collabora, si è vincenti. Dobbiamo essere compatti per un progetto concreto da presentare alla Regione. Un progetto dove chi vuole investire deve essere il benvenuto”.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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