
Sulla diatriba tra Comune e Terme dei Papi, qualche giorno fa il Tar si è espresso a favore dell’amministrazione cittadina, che a luglio dello scorso anno aveva deliberato di dimezzare l’afflusso d’acqua termale che arriva nella struttura gestita dalla famiglia Sensi. Secondo il tribunale, infatti, la delibera del consiglio comunale ha lo scopo di tutelare il bacino idrico viterbese, la Callara, che da anni versa in una situazione critica. In secondo luogo, poi, il Tar dice che le Terme dei Papi pur lamentando l’insufficienza dei 22 litri al secondo stabiliti dal Comune, non spiega tecnicamente come questo dimezzamento possa ledere alla sua attività.
Per i Sensi, però, la decisione del Tar è una doccia fredda che rischia di mandare in crisi l’azienda, che attualmente conta un organico di 178 persone. Per questo stanno decidendo di appellarsi al Consiglio di Stato. Di tutt’altro avviso il Comune, che ora che hanno visto liberarsi una buona porzione d’acqua termale, sta pensando al rilancio del termalismo viterbese attraverso l’allargamento dell’offerta a nuovi imprenditori e, magari, il rilancio delle ex Terme Inps.
Il Comune, infatti, dalla sua starebbe pensando di chiudere la condotta che porta l’acqua dal Bullicame alle Terme dei Papi, visto che per soddisfare i 22 litri al secondo della delibera approvata dal Tar, basta solo il pozzetto. In questo modo dagli 80 litri al secondo di acqua termale disponibili a Viterbo secondo uno studio dell’Unitus, rimarrebbero liberi 20 litri al secondo. Gli altri sono suddivisi tra Bullicame (6 litri al secondo), Bagnaccio (2 litri al secondo), Piscine Carletti (3 litri al secondo), Terme dei Papi (22 litri al secondo), Ciambella (2 litri al secondo), Fenis (2 litri al secondo), Salus (3,5 litri al secondo), e Zitelle (12 litri al secondo). Un tesoretto di tutto rispetto, che può essere usato dal Comune per attirare nuove forme di imprenditoria in città e ridare vita al termalismo.
Se da una parte c’è fermento ed entusiasmo, però, da un’altra la situazione si fa cupa e preoccupante. Le parole della famiglia Sensi sulla “crisi” che potrebbe colpire le Terme dei Papi dopo la sentenza del Tar, hanno messo sull’allerta i sindacati che di sentir parlare di licenziamenti non hanno voglia. Le Terme dei Papi, infatti, finora hanno garantito un lavoro a un grosso numero di persone, che ora si sentono minacciate da queste decisioni. Secondo i sindacati, però, il rilancio costruttivo del termalismo potrebbe offrire nuove opportunità di lavoro, salvaguardando ovviamente i lavoratori già inquadrati.
“Comune e azienda devono mettersi intorno a un tavolo – suggeriscono le sigle sindacali – che non sia, però, il solito modo di dire. Venga poi coinvolta anche la Regione. Noi sindacati, pur non potendo intervenire, siamo disposti a dare suggerimenti”. Insomma, se da una parte la decisione del Tar ha entusiasmato il Comune e alcuni operatori, che ora vedono nuove opportunità nel termalismo viterbese, non dimentichiamoci di tutte quelle persone che finora hanno sempre lavorato nel settore e che potrebbero rischiare di vedere scomparire la loro occupazione.
Il Tribunale amministrativo del Lazio ha aperto un momento storico per Viterbo: quale sarà la reazione di amministrazione e aziende? Si lavorerà in sinergia per far tornare grande il settore del termalismo o si giocherà a a mettersi i bastoni tra le ruote a vicenda? Per come la vediamo noi, c’è solo un modo per ridare vita al settore: collaborando e prendendo decisioni condivise.


















