Teatro Unione, eppur si muove
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Ieri un sopralluogo dei tecnici ha certificato che i lavori al Teatro Unione fin qui svolti sono ok. A questo punto manca la parte più complicata, quella del terzo lotto.

Teatro Unione, eppur si muove. Nella giornata di ieri sono state effettuate le verifiche sui lavori eseguiti, che riguardano il sistema di illuminazione e la sistemazione della platea. I tecnici hanno trovato tutto in ordine.

A questo punto manca la realizzazione del terzo lotto: palco, graticcia, sistemazione della hall, della casa del custode e dello spazio bar. Lavori che ammontano a circa un milione e 200mila euro. Soldi che erano in un primo momento stati stanziati dalla Regione, che però ha poi fatto un passo indietro. I soldi però ci sono o almeno dovrebbero esserci. Su pressing dell’assessore Alvaro Ricci sono stati messi in bilancio, anche se la coperta dei conti a Palazzo dei Priori rischia di essere corta.

La speranza è che dalla Regione Lazio venga mantenuta la promessa fatta di intervento per ridare alla città di Viterbo un teatro degno di questo nome. Per dirla alla Lorenzo dei Medici “del doman non v’è certezza” e la promessa del sindaco Leonardo Michelini di riaprire in autunno potrebbe rimanere disattesa.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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