Teatro Unione, Cervo: "Che tristezza la riapertura così, sia gestito da eccellenze locali"
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Il direttore artistico di Quartieri dell’Arte, che si trova in questi giorni a Oxford per presentare il progetto Eu Collective Plays!, parla di “tristezza nel vedere la platea mezza vuota e i palchi deserti” perché “l'apertura di un edificio così importante per la città meritava qualcosa di più”.

L’Unione all’Atcl fa discutere. Dopo Filippo Rossi anche Gian Maria Cervo prende posizione con una intervista uscita sul Messaggero LINK prima dell’ufficializzazione delle trattative per l’assegnazione all’Atcl. Il direttore artistico di Quartieri dell’Arte, che si trova in questi giorni a Oxford per presentare il progetto Eu Collective Plays!, parla di “tristezza nel vedere la platea mezza vuota e i palchi deserti” perché “l’apertura di un edificio così importante per la città meritava qualcosa di più”.

Quanto per il modello di gestione Cervo invita a chiederci “se Viterbo debba essere centro o colonia. Il rischio che il capoluogo diventi un serbatoio per realtà che hanno interessi addirittura contrari al suo sviluppo è molto serio. Il tema della produzione culturale deve essere centrale soprattutto in questo momento storico della società italiana, nel quale la ricerca di coesione deve rappresentare il valore più importante. Solo la produzione culturale può crearla, tutto il resto è sfruttamento delle risorse da parte di poteri e interessi esterni alla città”.

Secondo Cervo bisognerebbe scegliere il soggetto gestore “secondo criteri di assoluta trasparenza e con l’idea di promuovere la produzione culturale locale con ambizione e fiducia nelle eccellenze viterbesi anche perché la vigente normativa Mibact offre opportunità di sviluppo per la produzione culturale dei territori, a vario titolo. Ma forse l’amministrazione di questi criteri non vuole sentirne parlare”.

E infatti tira dritto per la sua strada.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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