Teatro Unione, Buzzi (FdI): "Dove è finito il progetto per la gestione dell'assessore Antoniozzi"
Luigi Buzzi
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VITERBO - "Sapevamo della notevole carriera da cantante lirico dell’assessore Antoniozzi. Ci fa piacere scoprirlo anche ballerino. La piroetta sulla gestione del Teatro dell’Unione è degna di Roberto Bolle". Così il responsabile del circolo FdI Viterbo Luigi Buzzi.

VITERBO – “Sapevamo della notevole carriera da cantante lirico dell’assessore Antoniozzi. Ci fa piacere scoprirlo anche ballerino. La piroetta sulla gestione del Teatro dell’Unione è degna di Roberto Bolle”. Così il responsabile del circolo FdI Viterbo Luigi Buzzi.

“Fuor di metafora – continua Buzzi – leggiamo con un certo stupore la recente intervista rilasciata alla stampa in cui si annuncia, dopo aver sostenuto il contrario dai banchi dell’opposizione e durante la recente
campagna elettorale, che, per la gestione del Teatro dell’Unione, la Fondazione di cui si è a lungo parlato non è una prospettiva praticabile e che va invece rafforzato il rapporto con Atcl, pena la chiusura del Teatro.

Ora, in questi giorni abbiamo avuto modo di dare uno sguardo alla proposta di bilancio avanzata
dalla Giunta Frontini e al Duo allegato e abbiamo letto che per quanto riguarda il Teatro si
ribadisce la scelta del Teatro di produzione.

Cosa dobbiamo pensare? Che il Duo non corrisponda ai reali obiettivi della Giunta? Che forse
qualcuno avrebbe dovuto rileggerlo e aggiornarlo ai nuovi obiettivi dell’assessore? Che siano bastati pochi mesi al governo della città per tornare indietro su tutte le promesse fatte in campagna elettorale con lo scopo di racimolare consenso e che ora non si sa come venirne fuori?
Eppure l’assessore Antoniozzi il mondo del Teatro lo conosce e anche bene.

Quando in Consiglio Comunale, dai banchi dell’opposizione, attaccava la maggioranza sulle scelte di politica culturale e in particolare sulla gestione del Teatro, l’allora consigliere Antoniozzi di cosa parlava? Sulla base di quali dati sosteneva i progetti che lui stesso oggi dichiara impossibili da realizzare? Noi, come sempre, condurremo la nostra battaglia perché Viterbo abbia un Teatro aperto e in grado di offrire una stagione di grande livello e ci apprestiamo a proporre di emendare il bilancio nell’unico interesse della città.

Città che non merita davvero uno scempio come questo: perché cambiare idea è spesso segno di intelligenza ma sostenere tutto e il contrario di tutto senza una sia pur minima riflessione in mezzo è segno di confusione. Grande confusione”.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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