Teatro San Leonardo, ecco 'Oltreconfine'
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VITERBO - Tutto pronto per la nuova stagione al Teatro San Leonardo. Il programma di questa edizione, intitolata Oltreconfine, viene raccontato direttamente da Simone Precoma, direttore artistico delle attività teatrali del San Leonardo.

VITERBO – Tutto pronto per la nuova stagione al Teatro San Leonardo. Il programma di questa edizione, intitolata Oltreconfine, viene raccontato direttamente da Simone Precoma, direttore artistico delle attività teatrali del San Leonardo.

“Come fu per la stagione precedente, ho immaginato anche la stagione teatrale 2023/2024 del Teatro San Leonardo come una sorta di “mostra collettiva”, nella quale ogni singolo spettacolo, proprio come le opere d’arte di un’esposizione, sono al tempo stesso autonome, foriere di significati unici e irripetibili, e tessere di un mosaico che vuole essere il più possibile efficace e coerente nel restituire un valore più articolato e complesso – così Precoma -.

Il titolo scelto per questa stagione è “Oltreconfine”, un titolo, a dire il vero, che nasce da una serie di riflessioni su limiti e confini reali o immaginari che spesso ostacolano la felicità, la
crescita, la realizzazione degli esseri umani, ma che, alla luce dei recenti eventi di guerra, ci riporta drammaticamente indietro a riflessioni che pensavamo superate sulla difesa violenta di confini fisici, territoriali.

L’immagine scelta per rappresentare la nostra riflessione sul “Oltreconfine” è un planisfero rovesciato (rovesciato per noi, in altre nazioni si usa esattamente così), che ci porta a cambiare il punto di osservazione; la prima riflessione che questo comporta è pensare che tutti saremo sempre oltreconfine per qualcun altro.

Il primo spettacolo della rassegna, il pluripremiato Albania Casa Mia di Aleksandros Memetaj si pone proprio dentro questo ribaltamento di punti di vista. Lui arrivato in Italia all’età di 6 mesi e cresciuto in Veneto, sente di aver vissuto la sua vita lontano dalla sua terra, esule di eventi talmente drammatici e complessi che richiederanno ancora anni di ricerche storiche per essere compresi pienamente e generazioni per essere vissuti senza il coinvolgimento emotivo di chi li ha esperiti sulla propria pelle. Lui stesso scrive: ”Quando il popolo piange sangue e si ribella allo Stato, per un gioco controverso dell’animo umano, il cuore, pur bagnato di veleno, conserva gli odori, le immagini e i dolci ricordi di una nazione unica, con una storia sofferta e passionale“.

Il secondo titolo della rassegna è SÌZOZKHLE della Compagnia dei Girasoli. Sìzozkhle richiama la pronuncia della parola georgiana “vita, vivere” e proprio questo è il tema dello spettacolo, uno sguardo a tutto ciò che non piace nel mondo e nella odierna società, ma anche alle cose positive e belle ed a tutto ciò che è piccolo e grande, importante e inutile. Ne esce un insieme di frammenti, di incontri di figure che ci
somigliano senza voler rappresentare nessuno in particolare, di immagini che evocano altre immagini e accadimenti, in una danza di scene che ci fanno pensare a quel misterioso incrocio tra concreto e ineffabile che è la vita, ed il teatro. Un’esplorazione del confine tra sé e l’altro. La compagnia, già vincitrice del festival AltriTeatri di Bitonto (BA) nel 2010, del Festival Anrticorpi di Roma nel 2015 e presente all’11a Biennale Internazionale Therapy and Theatre di Łódź in Polonia nel 2014, porta in scena l’ultimo risultato del laboratorio realizzato nell’ambito del progetto a cura della ASL Toscana sud est Area SMA Colle Val d’Elsa in collaborazione con la Cooperativa Sociale Valle del Sole.

Il terzo titolo in cartellone è Pseudolo di e con Francesco Pennacchia, uno spettacolo tratto dallo Pseudolus di Plauto e presentato dalla Compagnia 47. L’esplorazione conduce alla labile definizione di campo tra personaggio evocato e personaggio nascosto nella restituzione di una realtà attraversata e filtrata attraverso l’arte stessa del teatro, in grado dunque di restituire un registro tragicomico mediante cui approfondire la dicotomica possibilità di oltrepassare una soglia. Ed è proprio su ogni confine che avviene un processo di scambio: tra legalità e illegalità, tra il dare e il ricevere. Emblematica l’immagine carnevalesca dello “schiavo che si fa Re”. Pseudolo è la commedia plautina che, più delle altre, evidenzia la figura del servo-poeta, il regista-drammaturgo in scena, che stabilisce momento per momento quello
che succede. Lo spettacolo ne è un’esplorazione e l’Altrove, in tal senso, diviene sempre e comunque un momento di un ‘riscatto’.

Il quarto spettacolo è TIK TOKERS – Questa non è una storia, per la regia di Nicholas Gallo. In una società in lotta, dove l’ego e l’ingordigia di apparire prevalgono, alcuni ragazzi talentuosi come un cantautore, un imitatore e degli attori, si ritrovano ad un casting per un nuovo spettacolo prossimo ad andare in scena. Lo spettacolo è incentrato sulla linea di confine tra realtà e finzione, sulla voglia di prevaricazione di superare il prossimo e quella di apparire. Tra comicità, stand up comedy, musica, danza e dramma, Tik Tokers evidenzia tutte le forze vettoriali controverse di una realtà, quale quella che viviamo tutti, sempre più vicina alla virtualità e meno all’incontro tangibile con l’Altro.

Il quinto spettacolo è In terra in cielo, della Compagnia Garbuggino Ventriglia. Lo spettacolo, attraverso la figura archetipica di don Chischiotte, mira a esplorare la relazione dell’essere umano con l’estrema nudità esistenziale. Il ‘miracolo’ della narrazione, se così può dirsi, si pone nell’istante situazionale in cui avviene una “resurrezione dello sguardo aperto su un mondo anch’esso risorto, che risorge ogni giorno,
sulla bellezza del creato non più straziante ma colma di tenerezza”. Scrive Graziano Graziani: “Gaetano Ventriglia e Silvia Garbuggino sono l’incarnazione impossibile del teatro che non ha carne, il teatro fantasma che appare come un sogno e lascia interdetti come di fronte a una visione, il teatro che trattiene e che dell’intrattenimento non sa proprio cosa farsene”.

Il sesto spettacolo è PASOLINI – Sotto gli occhi di tutti, di Margot Theatre Company, per la regia di Valentina Cognatti. Lo spettacolo omaggio a Pier Paolo Pasolini è vincitore del “Premio Fantasio Festival 2021” e del “Premio Scintille Teatro 2022”. L’intenzione dello spettacolo è quella di raccontare la vita di Pier Paolo Pasolini attraverso un viaggio reso per immagini e puntuale nel lasciare emergere il rapporto teso e conflittuale tra il poeta e la società italiana degli anni ’60-’70. Al centro della scena, una pedana di legno sospesa, retta da braccia umane. Nello stesso spazio, solitario e visionario, si muove il poeta, in eterno dialogo e scontro con la struttura del suo tempo.

Il settimo titolo è SolaMente in Acirema, di e con Manuele Pica per la regia di Simone Precoma. Lo spettacolo porta in scena un viaggio forte ed emozionante di chi ha deciso di rischiare di perdere “tutto” per raggiungere una meta da colmare di “fortuna”: la propria nuova vita in AMERICA. Ma la narrazione del protagonista incrocia lungo il percorso un ostacolo insormontabile che frena il sogno: il blocco di ogni
partenza dall’Italia imposto da Benito Mussolini. Ed è qui che tutto crolla, perché quell’America con la A maiuscola, diventerà un’america minuscola, ovvero lontana; un desiderio, dunque, che logora l’anima, divenendo pura utopia e a volte, come accade in ACIREMA – provate a leggerla al contrario – ACIREMA: una follia… in cui SolaMente (solo la mente) può permettere di raggiungere quell’infinito.

L’ottavo spettacolo è Il nostro deserto non significa niente, di e con Davide Giordano e Remo Stella, per la regia di Davide Giordano. Con sfumature di un linguaggio beckettiano, lo spettacolo narra gli accadimenti entro un vuoto, rappresentato dallo spazio del teatro stesso che per natura e necessità chiede di essere interrogato sull’essenzialità dell’Essere. Per tale motivo gli individui che abitano la scena assumono lo stesso nome dei ruoli che interpretano. Ed è qui che il concetto di confine tende a definirsi, ovvero nel ‘luogo’ in cui la finzione e la vita lasciano riaffiorare l’inconscio, tanto dell’individuo quanto della collettività.

Un sentito ringraziamento va rivolto agli sponsor del Teatro San Leonardo, sempre sensibili e attenti a supportare le iniziative culturali, nello specifico: UNINDUSTRIA, Saggini Costruzioni, Scarpamondo e IUL Scuola Rua Viterbo. Un ulteriore e caloroso ringraziamento ai Comuni di Viterbo e di Vetralla, sempre al nostro fianco per incoraggiare e contribuire la divulgazione e la valorizzazione della fruizione intellettuale e comunitaria delle realtà formative nella Tuscia.

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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