Teatro, l'unione che può salvare l'Unione
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I problemi del Teatro Unione non riguardano soltanto la ristrutturazione. La vera partita è nella futura gestione, da lì dipenderà la durata della nuova esperienza. Per questo è opportuno iniziare a porsi già da oggi la questione, cercando di cucire una soluzione opportuna e capace di rilanciare davvero la struttura

Chiuso, sbarrato, buono solo come affaccio per permettere a qualcuno di vedere dall’alto la Macchina di Santa Rosa la sera del tre settembre. Dal 2011 la natura del teatro dell’Unione è questa. I lavori di ristrutturazione necessitano ancora di tempo, ma soprattutto di soldi e intanto il mondo intorno è cambiato.

L’amministrazione comunale aveva fissato un primo traguardo per la riapertura su settembre 2015. Obiettivo mancato. Ora si parla di 2016 inoltrato, ossia verso l’inverno. Ma nel momento in cui sarà vinta la partita dei lavori e il teatro sarà riconsegnato alla città come verrà mandato avanti?

E questa una domanda che vale la pena iniziare a porsi, per evitare che una volta risolti i problemi di struttura ci si impatassi su quelli di gestione. Perché la vera sfida poi diventa quella di tenere aperto il teatro, di farlo funzionare, di collocarlo all’interno di circuiti e di farne un’eccellenza al passo con i tempi oppure anche i soldi per la sistemazione saranno stati buttati.

In quest’ottica bene ha fatto il tenore Antonio Poli a lanciare un appello, lunedì scorso in occasione della conferenza di presentazione del Premio Fausto Ricci. “L’Unione è stupenda e deve tornare a vivere”, l’esordio del tenore. “Viterbo è la mia città ed è necessario lavorare per arrivare quanto prima all’apertura di un luogo così importante come il principale teatro, sono pronto a mettere a disposizione i miei contatti e le amicizie che ho maturato nel mondo della lirica. Abbiamo tante figure di concittadini interessanti che hanno saputo affermarsi, penso ad Alfonso Antoniozzi ma ce ne sono anche ad altri. L’Unione può allacciare rapporti con la Scala e altre realtà importantissime”, questo il suo intervento.

Poli non è l’unica eccellenza viterbese che può spendersi in questa delicata partita. Insieme ad Alfonso Antoniozzi può fare un grande lavoro per quanto riguarda la lirica. Viterbo ha poi a disposizione un’altra preziosa risorsa: il drammaturgo Gian Maria Cervo. Una figura che dialoga con i più importanti teatri d’Europa e che vanta amicizie illustri con attori, produttori, drammaturghi, etc.

C’è poi un terzo tipo di lavoro interessante, che si muove nel segno dell’Unione. Si tratta di tutto il ragionamento che sta sviluppando il commissario del Consorzio Biblioteche Paolo Pelliccia per quanto riguarda la biblioteca delle Arti e dello Spettacolo. Un asset strategico, arricchito dalla donazione di parte del fondo Scaparro. Il nuovo Teatro Unione deve essere pensato come luogo per gli spettacoli, ma anche come centro di un polo che faccia anche formazione di livello.

E’ necessario pensare a una regia in grado di mettere insieme  e far dialogare queste eccellenze. Quanto prima è opportuno porsi il problema della gestione e affrontarlo, partendo da quelle figure d’eccellenza che possono mettere al servizio della città le proprie esperienze e contatti. Senza questo l’Unione è perduta.

 

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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