Teatro dell'Unione: serve un nuovo Regolamento per l'utilizzo. E serve subito
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Teatro dell'Unione: serve un nuovo Regolamento per l'utilizzo. E serve subito. Per il Teatro Unione non è solo questione di bandi

Teatro dell’Unione: serve un nuovo Regolamento per l’utilizzo. E serve subito. Per il Teatro Unione non è solo questione di bandi, di affidamenti o del numero di giornate di apertura necessarie affinché non si rischi di dover restituire all’Ue i fondi acquisiti per la ristrutturazione. È anche una questione di chiarezza e trasparenza in merito alle modalità d’accesso alla struttura.

A sollevare il problema all’amministrazione comunale sono stati nei giorni scorsi alcuni consiglieri di minoranza, che durante l’audizione in 4° Commissione dell’assessore Antonio Delli Iaconi hanno chiesto chiarimenti sulle intenzioni della Giunta.

Di fatto, l’assessore alla cultura del Comune di Viterbo ha confermato con un’intervista l’intenzione di concedere la struttura di prestigio anche per saggi di danza. Una scelta che non trova la massima condivisione. Ecco allora che si rende necessaria l’adozione, celere, di un regolamento di gestione.

Il vecchio regolamento, datato 1999, sembra non sia più attuale e dunque presto il Comune dovrà adottarne uno nuovo. Magari proprio partendo dalle basi di quello. Un regolamento che si auspica tuteli la rispettabilità e il valore del Teatro dell’Unione.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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