Tavolo con Zingaretti, Grancini: "Bene la mossa del presidente Nocchi, non siamo gelosi delle nostre idee"
Gianluca Grancini
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VITERBO - Il suo intento è spezzare una lancia a favore dell'assessore De Carolis che di quella lettera era stato in qualche modo il coordinatore. 

VITERBO – Sulla lettera di un gruppo di amministratori al presidente della Regione Zingaretti, che in questi giorni ha creato veri e propri marasmi nel tavoliere della politica locale interviene il consigliere comunale Gianluca Grancini. Il suo intento è spezzare una lancia a favore dell’assessore De Carolis che di quella lettera era stato in qualche modo il coordinatore. 

“Nei giorni scorsi, più di qualcuno ha polemizzato con l’iniziativa lanciata dall’assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Viterbo Marco De Carolis che chiedeva, attraverso una lettera sottoscritta da molti amministratori del territorio, l’istituzione di un tavolo di lavoro congiunto con la Regione Lazio per discutere insieme di come affrontare, e attraverso quali misure, la fase 2 dell’emergenza Covid-19 – così Grancini -.

Leggo con piacere che le stessa proposta, contro cui si sono alzate voci preoccupate che potesse disturbare i piani alti della Regione e del Governo del Paese, è oggi fatta propria dal Presidente della Provincia Nocchi che, buon ultimo, ne disconosce la paternità e la propone all’ordine del giorno di un prossimo incontro alla presenza del vice presidente della Regione Leodori e del consigliere regionale Panunzi.

Noi, che non siamo gelosi delle nostre idee, salutiamo con piacere l’attivazione di questo percorso di confronto e porteremo in quella sede le proposte che non abbiamo mancato di presentare a tutti i livelli istituzionali e che riguardano gli asset strategici per il nostro territorio: dalle infrastrutture a risorse certe per far ripartire il comparto turistico e della cultura.

La Tuscia ha bisogno di una visione attorno a cui tornare a crescere. Ha bisogno di più politica, di maggiore discussione, anche di maggiori divisioni se utili a stimolare il dibattito delle idee. Peccato per chi in questi giorni avrebbe fatto meglio a prender fiato e a contare fino a dieci prima di negare l’utilità di uno spazio di confronto franco e costruttivo, convinti che la democrazia sia tutt’altro dal dire sempre di sì”.

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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