

VITERBO — C’è chi la chiama burocrazia e chi, più semplicemente, un macigno che impedisce alle aziende di respirare. E poi ci sono le buone notizie che arrivano quando meno te l’aspetti, o forse quando qualcuno, carte alla mano e piedi ben piantati nel tessuto economico del territorio, ha fatto la voce grossa al momento giusto.
Palazzo dei Priori ha detto sì. Il consiglio comunale del capoluogo ha deciso di accogliere le istanze e aprire le porte alla rottamazione quinquies. Una mossa di buonsenso, l’ha definita senza troppi giri di parole Andrea De Simone, segretario di Confartigianato Imprese di Viterbo, che da settimane batteva il ferro su questo tasto. Non un condono calato dal cielo per fare sconti ai furbetti, sia chiaro, ma uno strumento d’equilibrio chirurgico: il tributo principale resta lì, dovuto fino all’ultimo centesimo, mentre sanzioni e interessi volano via, alleggerendo il carico di chi vuole rimettersi in carreggiata ma ha le tasche svuotate da anni di tempeste economiche.
Dal post-pandemia al caro-energia, passando per un’inflazione che ha fatto tremare i polsi a botteghe, artigiani e famiglie.
Il plauso di Confartigianato va dritto al Comune di Viterbo, ma allarga lo sguardo anche a chi, prima di tutti, aveva tracciato la strada: Sutri, capofila coraggioso nei mesi scorsi, e la Regione Lazio, che ha scelto di offrire la sponda istituzionale giusta per non strozzare il contribuente e, al tempo stesso, rimpinguare le casse pubbliche con un recupero crediti che altrimenti rischierebbe di restare pura utopia.
Ma la medaglia ha il suo rovescio, e a Viterbo, si sa, le cose non vengono mai regalate senza un po’ di sano braccio di ferro. Il punto dolente, nero su bianco, riguarda gli altri enti della Tuscia. Troppi, davvero troppo pochi i Comuni che fin qui hanno deciso di svoltare. L’orologio corre veloce e il conto alla rovescia segna una data fatidica: il 31 luglio 2026. Manca pochissimo, un soffio. E l’appello di De Simone suona come un aut aut alle amministrazioni locali che ancora tentennano tra le carte bollate: sveglia.
Perché quando la politica locale e le categorie produttive si mettono attorno a un tavolo a parlare la stessa lingua, i risultati arrivano. Ma serve coraggio. E soprattutto, serve farlo prima che scada il tempo massimo, per dare a chi non ce la fa una sponda vera, concreta e sostenibile. La palla, adesso, passa agli altri sindaci della provincia. Vedremo chi avrà la stoffa per raccoglierla.

















