Tarquinia, scoperto il corredo funebre della tomba Gemina
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TARQUINIA- In un terreno agricolo privato, gli scavi archeologici della Sopraintendenza hanno riportato alla luce dieci corredi funebri risalenti all'età villanoviana e arcaica

TARQUINIA- Restaurati e restituiti alla città, i corredi funebri ritrovati negli scorsi mesi nella necropoli di Tarquinia. 

A poche decine di metri dalla Tomba dei Tori e da quella degli Auguri, gli scavi della Sopraintendenza, hanno riportato alla luce reperti di inestimabile valore databili tra l’epoca villoniana e quella arcaica. Dieci sepolture etrusche con corredi preziosi e inediti.

I lunghi lavori intorno allo scavo, sono stati necessari per mettere in sicurezza l’area visto l’intervento invasivo di una coltivazione agricola in un terreno privato.

“La tomba risale alla prima metà del VII secolo a.C. E’ del tipo ‘gemino’, cioè costituita da due camere indipendenti affiancate, quasi identiche tra loro e aperte a sud-ovest su altrettanti vestiboli a cielo aperto, cui si accede tramite una ripida scaletta. La copertura di entrambe le camere è del tipo a fenditura, con una volta a ogiva scavata nella roccia, chiusa in alto da una serie di lastre di nenfro, mentre lungo la parete sinistra si trova un letto, scolpito nel macco che, nel caso della camera più a nord, è decorato da zampe a rilievo“. Queste le parole del funzionario alla Sopraintendenza per il territorio di Tarquinia, Daniele Federico Maras.

Le tombe in questione, in passato, erano state saccheggiate da profanatori che ne avevano alterato soprattutto l’ingresso rovinando i lastroni che le sigillavano. Durante gli scavi, sfruttando le aperture, sono stati ritrovati vasi di bucchero incisi e dipinti, brocche del Pittore delle Palme, statuette che ritraevano donne e vari elementi di ferro e legno. Tutto il materiale è stato ritrovato in frantumi, probabilmente danneggiato da chi è entrato illegalmente nelle tombe anni prima degli scavi. Ora con il restauro potranno ritornare all’antico splendore.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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