Tarquinia, i discendenti di Settimia Spizzichino e i rappresentanti dell’associazione “Ricordiamo insieme” al Memoriale della Shoah
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TARQUINIA - Settimia Spizzichino fu catturata durante i rastrellamenti di Roma. Sopravvisse all’ inferno di Auschwitz.

TARQUINIA – Martedì 18 giugno i rappresentanti dell’associazione ”Ricordiamo insieme” hanno visitato il Memoriale della Shoah di Tarquinia e la mostra permanente ”La Shoah in Italia. Persecuzione e deportazione (1938-1945)”, situati all’interno della Cittadella di Semi di Pace.

Insieme al presidente di Semi di Pace, Luca Bondi, al direttore del Memoriale, Simone Scataglini, e alla presidente di Ricordiamo insieme, Friederike Wallbrecher, hanno partecipato all’incontro i discendenti di Settimia Spizzichino (n. 1921- m. 2000), unica donna tra i sedici sopravvissuti alla deportazione ad Auschwitz seguita ai rastrellamenti di Roma del 16 ottobre 1943.

Il nipote della signora Spizzichino, insieme alla moglie, le figlie e il nipotino, hanno intrapreso con commozione il sentiero a spirale che conduce al nucleo dell’allestimento, un vagone merci del 1935, corrispondente ai carri ferroviari utilizzati per le deportazioni nei Lager nazisti. I pensieri lasciati dai visitatori sul Libro della Memoria, al termine del percorso espositivo, esprimono l’atmosfera dell’incontro, così come il senso profondo del Memoriale, un luogo in cui regna ”il rispetto di tutte le religioni”, un ”posto magico, da scoprire e da far scoprire”, dove ”sedersi all’ombra di un albero e iniziare a parlare”.

La visita si è conclusa con la messa a dimora di una pianta di alloro, in memoria delle vittime del nazifascismo e come suggello della futura collaborazione tra le due associazioni, che troverà un’ulteriore occasione di espressione con la partecipazione di Semi di Pace agli eventi celebrativi della memoria organizzati da Ricordiamo insieme il prossimo 23 ottobre, con il cammino dei Mille Passi (quelli che separano piazza San Pietro dall’ex Collegio militare), e il 27 ottobre, con il Convegno della Memoria.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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