
VITERBO – Per anni, Viterbo è stata presa di mira da uno stereotipo ormai stanco: “Non c’è mai niente”. Ma sarà davvero così? Lo abbiamo chiesto direttamente all’Assessore alla Cultura Alfonso Antoniozzi, che ci ha aiutato a fare chiarezza su un punto fondamentale: il Comune non è un organizzatore di eventi, ma un facilitatore. E in questo ruolo, sostiene con forza una rete culturale sorprendentemente ricca, variegata e in continua evoluzione.
Cosa fa (e non fa) il Comune
“Il Comune organizza direttamente solo tre eventi: San Pellegrino in Fiore, la Macchina di Santa Rosa e la stagione teatrale del Teatro dell’Unione”, chiarisce Antoniozzi. “Per il resto, la nostra funzione è quella di supportare e facilitare le tantissime realtà culturali che animano Viterbo: associazioni, festival, compagnie teatrali e artistiche”.
Quindi non è corretto dire che “non succede nulla”?
“Assolutamente no. Viterbo è molto più viva di quanto si percepisca. Gli eventi ci sono, e anche tanti. Il nostro lavoro è proprio quello di rendere tutto questo possibile, senza sostituirci agli operatori culturali, ma aiutandoli a realizzare le loro idee”.
Ci può dare un’idea della programmazione estiva 2025?
“Certo. A giugno partiamo con il Teatro dell’Unione, dove sarà ospitata la compagnia Twain, che proporrà otto spettacoli. A fine mese, il 29 giugno, ospiteremo la finale classica del Lazio Sound Live. Poi da luglio ci si sposta al Teatro di Ferento, una delle punte di diamante della nostra estate, a cui il Comune contribuisce con 25.000 euro. Quest’anno la stagione si allunga significativamente: dal 2 luglio al 14 agosto”.
Oltre al Teatro?
“Abbiamo un calendario davvero articolato: Ludika (3–13 luglio), Tuscia Film Fest (19–27 luglio), Ombre Festival (17–31 luglio), direzioneAltre Festival (15–17 agosto), Musicalia. Solo per citarne alcuni.
Come vengono finanziati questi eventi?
“Attraverso due strumenti principali: bandi annuali e convenzioni. I bandi, purtroppo, spesso arrivano tardi e complicano la programmazione, costringendo a concentrare gli eventi in determinati periodi. Abbiamo però rimesso in piedi le convenzioni, che non esistevano più. Oggi garantiamo un sostegno stabile a cinque realtà principali e stiamo lavorando per estendere il meccanismo anche a soggetti culturali più piccoli. Questo permetterebbe una distribuzione più equilibrata.”
Quali sono i costi di una buona programmazione?
“Il Comune investe complessivamente un milione di euro, includendo convenzioni (circa 120.000 €), bandi (80.000€), gestione del Teatro dell’Unione, sistema biblioteche e scuola musicale comunale. È una cifra significativa per una realtà come la nostra”.
È soddisfatto del lavoro fatto finora?
“Sì, sono soddisfatto perché abbiamo iniziato a costruire un sistema: c’è visione, c’è progettualità e soprattutto c’è ascolto. Chi ha idee viene ascoltato e, se possibile, supportato. Stiamo muovendo nella direzione giusta. Mi piacerebbe ci fosse più certezza sui fondi, per permettere una pianificazione più efficiente. Non è importante tanto sapere quanto serva per progettare, ma quando si ha la possibilità di poterlo fare. E questo, purtroppo, non dipende da noi.”
L’ultima domanda la poniamo a voi, lettori, “ma siamo davvero sicuri di sapere tutto quello che accade a Viterbo”?


















