''Tamponi dopo due settimane e solo su una parte del personale, perché?''
Perazzoni
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VITERBO - Caso Villa Immacolata, interviene Filippo Mario Perazzoni (Nursing Up), chiedendo spiegazioni alla Asl.

VITERBO – Il segretario del sindacato Nursing Up chiede chiarimenti su come la Asl ha gestito il caso di Villa Immacolata: ”Il 16 marzo la prima contagiata effettuava il suo ultimo turno di lavoro prima di ammalarsi – scrive Filippo Mario Perazzoni, cercando di ricostruire i fatti -. Dopo pochi giorni, la poveretta peggiorava, trascorsa una settimana veniva intubata e lo è tutt’ora. Durante questo periodo tutte le persone esposte probabilmente al contagio hanno più o meno circolato tranquillamente nella struttura, ma anche nello spogliatoio comune, alla timbratura, in palestra. Da quello che mi risulta, i tamponi sono stati fatti due settimane dopo le notizie del primo contagio e il campionamento ha riguardato solo i pazienti e gli operatori del reparto coinvolto dove sono stati individuati 6 positivi (la metà operatori). Non sembra che siano stati effettuati tamponi sul resto del personale o sui famigliari e sui parenti a casa, sembrerebbe addirittura neanche ai parenti del primo caso. Penso che sarebbe il caso di avere alcune risposte da parte della Asl”.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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