Talete verso Acea? 92 tra sindaci e consiglieri comunali firmato una diffida contro la privatizzazione
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"Se il presidente dell'ATO e l'Assemblea dei Sindaci decidessero di procedere, nonostante la diffida firmata da 92 tra consiglieri comunali e sindaci e senza passare dai Consigli comunali ricorreremo a tutti i livelli e procederemo con una ferma mobilitazione per impedire che l'acqua sia privatizzata e per affermare che i beni comuni siano fuori dal mercato". Queste le parole del comitato 'Non ce la beviamo'.

Il comitato ‘Non ce la beviamo’ in Prefettura. Si è svolto il 4 aprile l’incontro richiesto dal Comitato per l’acqua pubblica e una rappresentanza di sindaci e consiglieri comunali, promotori della diffida al Presidente della Provincia, per esporre le ragioni della vertenza.

“La coerenza e il rispetto della chiara volontà popolare espressa con il referendum sull’acqua pubblica impone scelte di gestione che siano prive di profitto e che abbiano come unico scopo l’ accesso all’acqua per ognuno a prescindere dalle condizioni sociali e economiche quale garanzia di un diritto inalienabile – la tesi di fondo del comitato -.

La vendita di quote della Talete all’ACEA rappresenta il passaggio a una gestione attraverso una società quotata in borsa, che ha come scopo il profitto, tradendo dunque la volontà popolare e consegnando il bene comune per eccellenza a una società che da Frosinone è stata già rifiutata per gravi inadempienze contrattuali.

Abbiamo espresso preoccupazione per le modalità con le quali il presidente dell’ATO, Mauro Mazzola, sta portando avanti il processo di privatizzazione e chiesto che siano ristabilite legalità e rispetto delle norme coinvolgendo i consigli comunali e le comunità nei processi decisionali .

Abbiamo espresso preoccupazione per una vicenda dai contorni che ci appaiono poco chiari e che vedrebbero una sorta di trattativa privata con una società quotata in borsa per una vendita di quote che dovrebbe almeno essere a evidenza pubblica, dunque al maggior offerente.

Abbiamo, pertanto, chiesto al Prefetto di verificare e monitorare i processi in atto. Vogliamo che l’acqua non sia merce, quindi, siamo per chiudere l’esperienza Talete e per passare inizialmente a una gestione Consortile Comunale  di piccoli bacini individuati su base idrografica così come stabilito nella legge regionale 5, approvata all’unanimità dal consiglio del Lazio, e ancora non applicata  fino ad arrivare alla gestione diretta del servizio idrico da parte del competente Comune, come avviene ancora in alcuni Comuni d’Italia e della nostra Provincia dove i costi delle bollette sono infinitamente inferiori a quelli imposti da qualsiasi Società commerciale.

Se il presidente dell’ATO e l’Assemblea dei Sindaci decidessero di procedere, nonostante la diffida firmata da 92 tra consiglieri comunali e sindaci e senza passare dai Consigli comunali ricorreremo a tutti i livelli e procederemo con una ferma mobilitazione per impedire che l’acqua sia privatizzata e per affermare che i beni comuni siano fuori dal mercato”.

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