
VITERBO – Una bufera si sta abbattendo su Talete. La Procura regionale della Corte dei conti ha notificato l’atto di costituzione in mora per un danno erariale di oltre 6 milioni di euro nei riguardi di 15 amministratori che nel 2015 facevano parte della Consulta d’ambito della Talete.
Si tratta di Marcello Meroi (nel 2015 presidente della provincia di Viterbo) e con lui i sindaci, Leonardo Michelini (comune di Viterbo), Alberto Bambini (Acquapendente), Francesco Ciarlanti (Blera), Paolo Equitani (Bolsena), Aldo Maria Moneta (Canepina), Mario Pucci (Canino), Giuseppe Mottura (Civitella D’Agliano), Mauro Del Vecchio (Faleria), Sergio Caci (Montalto di Castro), Pietro Soldatelli (Nepi), Ermanno Nicolai (Tessennano), Fabio Bartolacci (Tuscania). Costituzione in mora anche per la segretaria tecnico-operativo della Consulta nel 2015, composta dal dirigente responsabile Giancarlo Daniele e dal dirigente responsabile pianificazione e controllo Lorenzo Bocci.
Nel mirino della Corte dei Conti gli interessi passivi pagati dalla società dal 2012 al 2015. Ma perché Talete avrebbe dovuto chiedere denaro in prestito su cui pagare interessi passivi?
La risposta è fornita sempre dalla Corte dei Conti che vede la causa in “una generalizzata crisi di liquidità connotante la gestione finanziaria della partecipata non adeguatamente sottoposta a vigilanza da parte dei soci pubblici”.
Altro danno erariale contestato consiste nel fatto che negli anni 2011 e il 2012 Talete non ha pagato ad Enel 1.200.000 euro di energia elettrica. “Tale insolvenza – secondo la Procura regionale – ha poi implicato il trasferimento del contratto stipulato con l’impresa Talete spa al cosiddetto ‘mercato di salvaguardia’ che comporta l’uscita dal mercato libero a condizioni economiche più gravose con altro gestore”.
Infine la Procura regionale della Corte dei conti ricorda ai sindaci tuttora in carica “l’obbligo di attuare tutte le iniziative necessarie a evitare l’aggravamento del danno, intervenendo ove possibile in via di autotutela o comunque adottando gli atti amministrativi necessari a evitare la continuazione dell’illecito e a determinarne la cessazione”.
Una situazione che non fa ben sperare per il futuro della società idrica. Forse siamo all’inizio della fine di Talete.

















