
VITERBO – Barricate al commissariamento dei comuni non entrati in Talete. Le stanno organizzando i sindaci “ribelli” che mercoledì della prossima settimana si sono dati appuntamento nello studio di un prestigioso avvocato romano.
Obiettivo è preparare l’opposizione al Tribunale Amministrativo Regionale contro il commissariamento disposto con decreto della Regione Lazio. Atto che incarna la volontà della giunta che a fine maggio ha deliberato di commissariare otto comuni: Bagnoregio, Farnese, Grotte di Castro, Proceno, Ronciglione, Monte Romano, Fabrica di Roma e Villa San Giovanni.
Azione di commissariamento, in ottemperanza a quanto disposto dalla legge Galli, che presto sarà decisa per ulteriori diciassette comuni: Bassano in Teverina, Castiglione in Teverina, Cellere, Civitella d’Agliano, Gallese, Ischia di Castro, Lubriano, Montalto di Castro, Onano, Orte, Tuscania, Bassano Romano, Capodimonte, Gradoli, Latera, Vasanello e Vitorchiano.
Intanto il gruppo dei sindaci “ribelli”, destinato ad allargarsi, si è riunito intorno alle 13 di mercoledì scorso a un tavolo di Schenardi, nel cuore del capoluogo. Appuntamento condiviso dagli otto, che hanno tutti dato adesione, e a cui si sono recati fisicamente i primi cittadini di Bagnoregio (Luca Profili), Ronciglione (Mario Mengoni) e Farnese (Giuseppe Ciucci).
Un’ora circa di confronto per ribadire la volontà di non cedere nel braccio di ferro che si è innescato e di voler tentare tutte le strade per impedire il passaggio della propria acqua alla gestione della partecipata Talete. Società su cui nutrono non poche perplessità, vista anche la situazione in cui ha navigato negli ultimi anni.
Al momento il commissario nominato da Roma non è arrivato in nessuno degli otto comuni. Ha dalla firma del decreto novanta giorni di tempo per traghettare le nuove realtà in Talete. Saranno novanta giorni di fuoco.


















