
VITERBO – Barriere a Talete nei comuni su cui la Regione Lazio ha deciso il commissariamento, a inizio estate. I primi cittadini “ribelli”, così sono stati ribattezzati, stanno elaborando una strategia in punta di legge per tentare una resistenza e mantenere in essere la tanto cara (anche perché in alcuni casi costa quattro volte meno alle proiezioni di un ingresso in Talete) “acqua del sindaco”.
Mossa obbligata il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per neutralizzare i commissariamenti. Dopo un incontro presso Schenardi si sono visti, loro o loro delegati, in un importante studio di avvocati romano.
Qui la decisione di puntare su due fattori: i dubbi sulla tenuta finanziaria di Talete, viste tutte una serie di criticità e il “tradimento” della ratio della legge Galli che vedeva nella centralizzazione della gestione il concretizzarsi di un meccanismo di risparmi grazie al ricorso a economie di scala. Un qualcosa che nei fatti non si è materializzato.
Proprio questo conta di essere il nocciolo del ricorso e i comuni che hanno deciso di resistere a Talete chiederanno al giudice amministrativo di pronunciarsi. Un’azione diversa nella sostanza ai ricorsi presentati nel 2017 da altri comuni, dove il centro della richiesta si basava tutto sul referendum per l’acqua pubblica.


















