
Continua serrata la lotta fra la società Talete spa, che gestisce gli impianti idrici nella gran parte dei comuni della Tuscia, e i 18 Comuni che ancora oggi si rifiutano di entrare a far parte della società. La lotta si è intensificata lo scorso 15 luglio, quando il Tar ha respinto il ricorso fatto dalle amministrazioni fuori Talete, che hanno contestato il decreto regionale che di fatto gli imponeva di cedere i loro impianti alla società viterbese, pena il commissariamento del Comune.
I 18 sindaci hanno quindi deciso di ricorrere al Consiglio di Stato, che dovrà pronunciarsi sulla questione. Intanto alla fine della scorsa settimana si è avverata la previsione fatta dal sindaco di Montalto di Castro, Sergio Caci, che aveva predetto un aumento delle tariffe dell’acqua per i comuni sotto Talete durante la successiva riunione dell’Ato.
I soci hanno infatti approvato degli adeguamenti tariffari per il triennio 2016-2019, che quindi andrà a far lievitare la bolletta dei cittadini già da quest’anno. I 18 sindaci fuori da Talete, però, in un comunicato avevano invitato i loro colleghi a mandare deserta la riunione, per scongiurare il più a lungo possibile questa eventualità. All’assemblea si sono presentati poco più di 20 amministratori, con il centrodestra che ha di fatto disertato la riunione.
I numeri per votare, però, c’erano e l’adeguamento è stato approvato con un voto contrario (Montefiascone) e tre astenuti. Secondo Mazzola, però, l’approvazione era un atto dovuto, che se non fosse stato fatto dai soci sarebbe stato fatto dalla società di controllo. Strali poi contro gli amministratori che hanno disertato la riunione Ato.
In tutto questo, però, i 18 Comuni fuori da Talete continuano a non volerne sapere nulla di cedere le loro strutture alla società, soprattutto in vista dei nuovi aumenti. In alcuni di questi paesi, che recentemente hanno affrontato la tornata elettorale, il non ingresso in Talete era uno dei punti cardini di tutte le liste che hanno corso per amministrare.
Quello che i cittadini si chiedono, infatti, è quale sia il beneficio di far gestire un impianto idrico funzionante a una società che di fatto ne triplica i costi per gli utenti. Comuni come Orte, infatti, che possiedono un acquedotto piuttosto stabile e funzionante e dove il problema arsenico non è presente, vedono come inconcepibile la forzatura di dover far gestire il bene pubblico a un ente terzo.
Il malessere dei cittadini, poi, è aumentato in questi giorni quando l’Ato2 della zona di Roma, presieduto dalla neo sindaca Raggi ha mantenuto quanto promesso e ha bloccato gli aumenti tariffari per il 2016. Bollette che avrebbero dovuto crescere del 4,9%, ma che invece rimarranno invariate, con la soddisfazione anche dei soci privati. Tariffe che però vedranno comunque un aumento nel prossimo anno.


















