Tagliata "la testa" della piazza di spaccio tra i boschi di Acquapendente
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Un bivacco occultato nella fitta vegetazione, clienti che bussavano per ottenere la dose e un giro di droga che era diventato un punto di riferimento nell’Alta Tuscia.

ACQUAPENDENTE – Fine dell’attività illecita nei boschi di Acquapendente. Nei giorni scorsi, i Carabinieri hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal GIP del tribunale di Viterbo su richiesta della Procura, mettendo fine a una complessa indagine che ha portato allo smantellamento di una piazza di spaccio attiva in località Puntanello.

L’indagine: un lavoro certosino

L’operazione, condotta dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile (NORM) della Compagnia di Montefiascone, ha visto una stretta sinergia con i comandi di Genova Centro e Sarzana. Gli investigatori, tra l’inizio del 2025 e i primi mesi del 2026, hanno monitorato costantemente l’area, situata in una zona boschiva particolarmente impervia.

Nonostante le difficoltà ambientali, i militari sono riusciti a ricostruire il modus operandi del gruppo: un bivacco ben strutturato dove la droga veniva gestita e smerciata. I clienti si avvicinavano alla recinzione, richiamando l’attenzione degli spacciatori per procedere con lo scambio rapido delle dosi di cocaina e hashish.

Il sequestro e la caccia all’uomo

Nel corso delle perquisizioni effettuate sul posto, i Carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato non solo sostanze stupefacenti, ma anche bilancini di precisione, materiale destinato al confezionamento e diverse armi bianche, che dimostrano la pericolosità e il clima di tensione che gravitava attorno alla zona.

Una volta identificati gli autori, è partita una serrata attività di ricerca su scala nazionale. Le indagini hanno portato i militari a rintracciare i tre cittadini stranieri, ritenuti responsabili a vario titolo dell’attività di spaccio, tra le province di Viterbo, La Spezia, Massa Carrara e Genova.

Gli arrestati sono stati condotti in diversi istituti penitenziari, dove resteranno a disposizione dell’autorità giudiziaria. Un colpo duro al narcotraffico locale, che riporta ordine e legalità in un’area naturale che era stata trasformata, per oltre un anno, in un centro di smercio di droga.

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Attirano ragazzi dalla provincia e spesso anche da fuori. Mercoledì 8 luglio, quando sono andato e ho fatto dei video disponibili sulla pagina Facebook di Tuscia in fiore, c’erano anche dei ragazzi di Bracciano.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
I capitani che venivano dal Viterbese non erano damerini da corte medicea; erano contadini e signorotti cresciuti a pane e sassaiole, gente abituata a calpestare la zolla prima di calzare lo stivale di cuoio.
Oggi, in mezzo a questa polvere, niente è andato perduto.
L’Intelligenza artificiale fa grandi progressi. Ma ci crea qualche problema relazionale, non sappiamo più con chi stiamo parlando veramente. E se si riuscirà a dissimulare il grosso bottone sul fianco del robot, allora tutto sarà ancora più difficile…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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