

VITORCHIANO – C’è un silenzio che fa rumore più di mille comunicati stampa di circostanza. È il silenzio che circonda la SS 675, la “nostra” Viterbo-Orte, un’arteria che definire strategica è diventato ormai un esercizio di stile, visto che nei fatti si è trasformata in un percorso a ostacoli dove la sicurezza degli automobilisti è l’ultima delle priorità. E in questo deserto di voci istituzionali, c’è un solo sindaco che ha deciso di non stare a guardare: Ruggero Grassotti da Vitorchiano.
Il primo cittadino non ci sta. E non è la prima volta che bussa alla porta di Anas. Ha scritto, ha sollecitato, ha atteso. Risultato? Nessuno. Eppure la manutenzione dell’asfalto tra Viterbo e Vitorchiano è un’emergenza che non ammette più repliche. Non è una questione di decoro, è una questione di vita o di morte. Chiunque si metta in viaggio, specialmente su due ruote, sa che ogni avvallamento, ogni voragine, è una trappola potenziale.
«Lo affermo anche per esperienza personale», ribadisce Grassotti, mettendo da parte il protocollo e parlando da cittadino prima ancora che da amministratore. Una puntualizzazione che pesa, perché trasforma il grido d’allarme in una constatazione amara: siamo di fronte a una gestione che non garantisce gli standard minimi di una strada nazionale.
Ma il punto focale dell’intervento di Grassotti non è solo lo sfogo, è la chiamata alle armi. Il sindaco di Vitorchiano sta tentando di far uscire il resto della politica locale da quel torpore che accompagna le questioni scomode. Domanda trasparenza, chiede un cronoprogramma, vuole sapere se esiste un piano o se la manutenzione sia affidata al caso. Vuole, in definitiva, che la Tuscia si svegli.
È una critica feroce, quella che arriva dal palazzo comunale di Vitorchiano, verso un territorio che ama riempirsi la bocca di parole come “competitività”, “attrattività” ed “Europa”, ma che poi annaspa davanti alla manutenzione di base. La stoccata finale di Grassotti è di quelle che restano, un’immagine plastica di quanto siamo distanti dalla realtà: «In Europa non possiamo portare le nostre strade».
Aggiungere altro è superfluo. Le buche ci sono, i pericoli pure. Resta da capire chi, tra i palazzi del potere viterbese, deciderà di rompere il muro del silenzio e affiancarsi all’unico sindaco che sta mettendo la faccia su una battaglia che dovrebbe essere di tutti. Perché, se è vero che la manutenzione spetta ad Anas, la difesa del territorio è un compito che spetta a chi lo governa. O almeno, così dovrebbe essere.



















