Superare le divisioni e ritrovare la speranza, questo è il migliore augurio che possiamo farci per il 2021
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VITERBO - Una riflessione e un augurio per i lettori de "La Fune"in vista del nuovo anno.

VITERBO – Il 2020 è stato un annus horribilis. La pandemia di Coronavirus ha stravolto le nostre vite, ha cambiato le nostre abitudini. C’è chi ha perso una persona cara. Chi il lavoro.

 Imprenditori costretti a  chiudere le proprie aziende.

Ma come diceva Eleanor Roosvelt :“È meglio accendere una candela che maledire l’oscurità”. Ossia è importante concentrarsi sulla luce piuttosto che abbandonarsi al buio.

Oggi quella luce è rappresentata da un vaccino. Una nuova speranza in cammino. La possibilità di tornare alla normalità.

Perché se c’è una cosa che il Covid ci ha insegnato è che nessuno si salva da solo.

Per questo l’augurio che ci facciamo in vista del nuovo anno, e che facciamo a tutti Voi, è quello di tornare a guardare al futuro con ottimismo, di superare ogni divisione, con la forza di chi non molla di un millimetro e  con l’animo di chi è convinto che un domani migliore lo stia già aspettando.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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