Suoni in viaggio: Paesaggi dell’Arte 2025 a Tarquinia. Tutti i (buoni) motivi per non mancare
Paesaggi dell'Arte, concerto Amaro Freitas
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Il 31 maggio e 1° giugno, alle 21:30 nella sala consiliare di Tarquinia, Paesaggi dell’Arte propone due concerti straordinari.

TARQUINIA – Due notti, un pianoforte, e il mondo che si srotola in musica. Come perdere tutto questo? A Tarquinia, nella sala consiliare del palazzo comunale, Paesaggi dell’Arte apre finestre sonore su luoghi lontani e invisibili. Il 31 maggio e il 1° giugno, alle 21:30, il festival invita tutti ad ascoltare, a lasciarsi trasportare da un’esperienza unica.

La prima sera è un viaggio d’acqua e di vento, dal Mare del Nord al Mediterraneo. Jon Balke, pianista norvegese dalla scrittura lucente e intima, incontra la tromba visionaria di Giorgio Li Calzi. In Discourses, i due costruiscono un paesaggio liquido, in cui i suoni si rincorrono come onde, si scompongono, si trasformano. C’è l’elettronica, sì, ma c’è anche il respiro antico del dialogo, dell’ascolto. È una musica che non si impone: si insinua.

La seconda sera si entra nella selva. Amaro Freitas arriva dal Brasile con la sua Amazzonia nel cuore e nelle dita. Y’Y è il suo nuovo lavoro: un canto alla foresta, ai fiumi, agli spiriti, agli antenati. Freitas suona da solo, ma sembra di ascoltare un coro di voci ancestrali. I ritmi del nordest brasiliano danzano con il jazz, l’Africa fa capolino tra i tasti, e il tempo si fa sogno. La sua musica è terra umida, luce tra le fronde, rito e visione.

Paesaggi dell’Arte promette al pubblico di essere non solo un festival: è una poesia che si muove, che suona, che cambia forma. È un invito ad ascoltare il mondo con orecchie nuove, più attente, più aperte.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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