
TARQUINIA – Due notti, un pianoforte, e il mondo che si srotola in musica. Come perdere tutto questo? A Tarquinia, nella sala consiliare del palazzo comunale, Paesaggi dell’Arte apre finestre sonore su luoghi lontani e invisibili. Il 31 maggio e il 1° giugno, alle 21:30, il festival invita tutti ad ascoltare, a lasciarsi trasportare da un’esperienza unica.
La prima sera è un viaggio d’acqua e di vento, dal Mare del Nord al Mediterraneo. Jon Balke, pianista norvegese dalla scrittura lucente e intima, incontra la tromba visionaria di Giorgio Li Calzi. In Discourses, i due costruiscono un paesaggio liquido, in cui i suoni si rincorrono come onde, si scompongono, si trasformano. C’è l’elettronica, sì, ma c’è anche il respiro antico del dialogo, dell’ascolto. È una musica che non si impone: si insinua.

La seconda sera si entra nella selva. Amaro Freitas arriva dal Brasile con la sua Amazzonia nel cuore e nelle dita. Y’Y è il suo nuovo lavoro: un canto alla foresta, ai fiumi, agli spiriti, agli antenati. Freitas suona da solo, ma sembra di ascoltare un coro di voci ancestrali. I ritmi del nordest brasiliano danzano con il jazz, l’Africa fa capolino tra i tasti, e il tempo si fa sogno. La sua musica è terra umida, luce tra le fronde, rito e visione.
Paesaggi dell’Arte promette al pubblico di essere non solo un festival: è una poesia che si muove, che suona, che cambia forma. È un invito ad ascoltare il mondo con orecchie nuove, più attente, più aperte.


















