
Esistono per davvero i così detti fenomeni paranormali? Un ricercatore serio, prima di rispondere a questa domanda, è costretto a fare una premessa fondamentale: un conto è potersi avvalere delle innumerevoli esperienze personali disponibili in materia e altra cosa è dover far conto esclusivamente su informazioni e dati oggettivi.
In altre parole, se ci sono tantissime persone che da sempre dichiarano di aver vissuto fatti straordinari, dall’altra parte la scienza ufficiale dichiara che non esistono prove certe a sostegno dell’esitenza di questi fenomeni.
Di sicuro si può dire solo questo: se il paranormale esiste è assolutamente sfuggente e difficilissimo da “catturare”, soprattutto se si prova a farlo con il metodo scientifico che è fondato sulla ripetibilità del fenomeno studiato.
I limiti di una esperienza soggettiva, d’altra parte, sono facilmente individuabili. Troppo spesso l’essere umano è vittima di pregiudizi, paure, suggestioni e aspettative, al punto da modellare, a volte anche incosapevolmente, la realtà che ha davanti agli occhi. In sostanza quello che si crede di vedere o di sentire non sempre esiste per davvero, o per lo meno non del tutto. Ecco perché è giusto avvalersi di un metodo di valutazione che sia oggettivo.
Se non proprio un metodo scientifico vero e proprio, almeno qualcosa che gli si avvicini, qualcosa che punti a verificare quello che si sta affermando. Appurare un fatto e/o una affermazione ci permette di dargli un valore obiettivamente superiore perché non più solo soggettivo.
Ottenere una verifica nel campo del paranormale non è mai una cosa facile, tuttavia deve essere il fine. Utilizzare una serie di protocolli, ossia un insieme di regole da rispettare quando si sta facendo un’indagine, determina la base per poter aspirare all’obiettivo.
Va riconosciuta anche la grande utilità rappresentata dalla tecnologia che, sempre più alla portata di tutti, permette un monitoraggio strumentale di cose e persone in grado di fornire dati precisi e oggettivi. Registratori audio estremamente sensibili, videocamere capaci di esplorare frequenze che vanno anche oltre il visibile, misuratori di campi elettromagnetici, ecc. ecc. aiutano molto chi tenta di fare una ricerca che non si accontenta della sola sensazione personale.
Questo è anche il nostro modo di operare. E come noi fanno anche numerosi altri ricercatori. Molti altri, invece, sposano idee assai diverse e danno per scontate cose che non lo sono affatto. Il pessimo esempio dei ghost hunters televisivi americani (e non solo) se non altro insegna quel che non va fatto se si vuol fare una ricerca seria. Ma potremmo estendere la valutazione anche alla gran parte dei programmi tv che pretendono di toccare tematiche legate al mondo del paranormale.
In Italia la situazione è abbastanza triste. Non c’è una cultura della ricerca, ma solo dello scoop e del protagonismo.
Ci sono persone e gruppi che vivono quasi unicamente per postare un video con il solo intento di accumulare un alto numero di visualizzazioni e di commenti compiacenti. Il contenuto delle loro indagini, se si va ad analizzare i dettagli, è veramente prossimo al nulla.
Quando un paio di anni fa ci venne in mente di invitare alcuni gruppi italiani alla Settimana del Mistero (evento che si svolge tutti gli anni a Viterbo nel mese di ottobre), avemmo la prova certa di quanto scritto sopra. Di fronte all’invito a partecipare alla manifestazione quasi tutti risposero entusiasti. Poi, però, quando chiedemmo alcune garanzie, tutti si tirarono indietro e sparirono. Quello che chiedevamo era semplicemente conoscere i protocolli che utilizzavano durante le loro indagini.
La triste verità era che praticamente nessuno ne aveva. In realtà davano per scontate tante cose (oserei dire tutte) e non si erano mai dati alcuna regola di base. A domande del tipo: “Scusate, ma come fate a escludere che la voce che avete registrato in quella casa non venisse invece dall’esterno?”, o anche, “Come potete escludere che la figura che si intravede in quella foto non era uno di voi o una persona che non avrebbe dovuto trovarsi lì?”.
A queste e ad altre domande simili si può rispondere se segui un protocollo apposito. Se invece replichi con un “ma dai, si capisce, no?”, allora c’è qualcosa che non va. I più “furbi” hanno improvvisato risposte alternative ma si capiva che anche loro si stavano arrampicando sugli specchi. Se volete sapere come avremmo risposto noi a quelle domande, eccovi serviti: i nostri protocolli, tra le altre cose, prevedono per esempio che l’area monitorata abbia tutti gli accessi controllati da videocamere, così da escludere incursioni indesiderate; registratori audio, invece, posizionati in punti scelti in quanto ritenuti sensibili, ci permettono di determinare ragionevolmente se la fonte di un rumore è interna o esterna alla zona che ci interessa.
Tutto questo serve a determinare se un fenomeno “catturato” è veramente paranormale? Purtroppo no. Stabilirne la natura rimane ovviamente molto difficile, se non impossibile, e quasi sempre ci si deve accontentare di aver individuato e magari documentato almeno una anomalia, che non necessariamente significa paranormale. La vita del ricercatore di mondi invisibili è complicata e inevitabilmente è destinata a poggiare le sue fondamenta sul dubbio.
Per chi volesse contattarci per porci domande o per condividere esperienze scrivete a cristiano.deamicis@libero.it / cell. 320.0789147 /whatsapp 3494499342


















