
MISTERO – Chi studia tematiche di frontiera, come facciamo noi, sa bene che ciò che si cerca o lo insegui o lo attendi. Nel primo caso si interviene quando qualcosa è già accaduto e si spera di poter raccogliere quante più informazioni possibili indirettamente (ascoltando i testimoni, per esempio). Nel secondo caso, se il fenomeno che ci interessa si è ripetuto più volte in un luogo preciso, si va sul posto nella speranza che possa nuovamente manifestarsi anche in presenza dell’inquirente.
Sono due modi diversi di operare, entrambi importanti e che comportano una diversa modalità di intervento e di preparazione. Volendoci concentrare sul secondo caso, quello che prevede l’attesa del fenomeno che interessa, un esempio utile e facile da capire è quello del monitoraggio strumentale di un luogo prestabilito.
Il posto in questione viene scelto in base alla concentrazione di fatti avvenuti al suo interno nel tempo. Naturalmente, tanto maggiore è il numero di eventi accaduti e tanto più alta può essere la speranza di “catturare” qualcosa di interessante. Va detto che, anche in questi casi per così dire ottimali, risulta rarissimo riuscire ad entrare in contatto con il fenomeno che si sta cercando.
La verità è lontanissima da quella che ci viene raccontata dalla gran parte dei programmi tv che trattano questi argomenti. In verità, infatti, è come cercare l’ago nel pagliaio per intenderci. Nel corso degli anni, a noi del gruppo PRISMA è capitato spesso di investigare posti già noti per essere stati palcoscenico di ricorrenti presunti fatti insoliti.
Certamente non è possibile citarli tutti in queste poche righe e pertanto nello specifico ci occuperemo dei castelli, probabilmente il luogo che per eccellenza accende suggestioni e fantasie. Qui nella Tuscia ce ne sono molti e in quasi tutti vivono leggende e/o episodi incredibili vissuti da ignari visitatori o da chi ha avuto (o ha) la fortuna di lavorarci o di viverci.
Quelli che, per un motivo o per un altro, abbiamo avuto l’opportunità di visitare e di osservare strumentalmente (e non solo) sono stati il castello Orsini di Vasanello, il castello Orsini a Soriano al Cimino, la Rocca dei Borgia a Nepi, la Rocca dei Papi a Montefiascone e il castello di Proceno.
La disponibilità a poter fare più di un solo monitoraggio nello stesso posto c’è stata concessa solamente dal comune di Soriano per il castello Orsini. In questo sito siamo potuti entrare in più occasioni e con modalità differenti. E non a caso è proprio qui che abbiamo ottenuto i risultati più interessanti. Tra i vari ne citeremo tre.
La prima volta che siamo entrati nel castello è stata in una fredda e piovosa notte di dicembre, nell’anno 2011. Con noi c’erano anche alcune persone dotate di una certa riconosciuta sensibilità, per così dire, e la stimolazione dell’ambiente non è certamente mancata quindi.
Il momento culminante della serata è stato quando, in un ampio salone al piano superiore del castello, ci siamo messi seduti in cerchio nella speranza di percepire qualche manifestazione anomala. Naturalmente, oltre alle videocamere, c’erano anche diversi registratori audio molto sensibili.
Durante la fase di concentrazione collettiva (eravamo complessivamente in otto), una persona del cerchio ha affermato di aver avuto come un flash: bambini che piangono e che vengono portati via dalle madri, come se fossero in grave pericolo, forse a seguito di un attacco ai danni del castello?
Sta di fatto che, subito dopo questa sua esternazione, il gruppo è tornato nel totale silenzio, di nuovo in ascolto. Immaginate lo stupore dei presenti quando, una manciata di minuti più tardi, la quiete è stata rotta da quello che, a tutti gli effetti, sembrava essere il pianto di un bambino. Il fenomeno sonoro è stato chiaramente percepito da tutti quanti e registrato dagli strumenti appositi.
L’impressione è stata che il pianto, durato sei o sette secondi, venisse dal salone attiguo a quello dove stava il gruppo, tanto che l’unica persona in piedi in quel momento si è istintivamente spostata verso l’altro ambiente per controllare. Oltre a qualche colorito commento, nella traccia audio si sente il pianto e una delle così dette sensitive presenti che dice: “sentite i bambini piangere?”.
Un fenomeno di questo tipo non si era mai manifestato fino a quel momento, né si è mai più ripetuto. Nel mese di aprile del 2012 facemmo un’altra serata di monitoraggio strumentale senza risultati interessanti. Poi tornammo nuovamente a fine maggio con il noto sensitivo Umberto Di Grazia e qui di cose interessanti ce ne furono. Ma vogliamo focalizzare in particolar modo su una coincidenza quanto meno bizzarra che accadde in quell’occasione.
Durante la prima uscita, quella datata dicembre 2011, una delle sensitive aveva “visto” un uomo scendere le scale presenti nella cappella del castello. Ovviamente fotografammo laddove ci stava indicando, ma senza risultati. Durante il sopralluogo con Di Grazia (dunque mesi dopo quell’episodio) passammo nuovamente in quella zona del castello e anche lui ci invitò a fare delle foto verso quella breve rampa di scale. Stavolta qualcosa di strano emerse. E con l’aiuto di vari filtri si ottenne un’immagine fotografica curiosa che vi proponiamo a fondo articolo. Lungi dal dire che si trattava di un fantasma. Ma quello che possiamo garantire è che non era nessuno di noi.
E veniamo al terzo episodio, avvenuto nell’ultima sessione, datata marzo 2013. Stavolta, oltre ad aver messo in campo tutta la strumentazione possibile, con noi c’era anche la sensitiva Aradia. Anche lei “ha visto” una madre disperata alla quale era stato portato via il figlio. Eravamo nelle sale in alto del castello, già note per la famosa voce registrata. A un certo momento, uno dei presenti dichiarò di aver sentito dire la parola “mamma”.
Tuttavia nessuno degli altri aveva sentito alcunché, quindi annotammo ora, minuto e secondo in cui questa persona aveva detto di aver sentito questa voce e procedemmo. Nelle giornate successive, come ogni volta, ci dedicammo a rivedere e a riascoltare ore e ore di registrato. In effetti al momento che avevamo segnato si sente flebilmente una voce dire “mamma”.
La cosa, già di per sé strana, assunse connotazioni ancora più singolari nel momento in cui ci accorgemmo che un altro registratore posizionato al piano terra del castello aveva anch’esso registrato qualcosa nello stesso preciso attimo in cui lo aveva fatto quello al piano superiore. Tuttavia non si trattava della stessa parola “mamma” ma di un altro termine che comunque non siamo mai stati in grado di capire.
Tre episodi in apparenza anomali che potrebbero rappresentare la prova della reale esistenza di un fenomeno paranormale? Impossibile avventurarsi in affermazioni di questo tipo. Ci limitiamo semplicemente a proporvi quanto accaduto a noi direttamente.
Quello che possiamo dire è che, con gli anni, abbiamo notevolmente affinato le tecniche investigative e che oggi avremmo maggiori probabilità di riuscire a determinare la natura di fatti simili a quelli raccontati.


















