










INSIDE – Sembra assurdo come, a volte, la vita ti faccia incrociare persone che conosci da poco, eppure ti danno l’impressione di far parte del tuo mondo da sempre. È quello che ho provato quando ho incontrato “Il Barba”, come raffigurato nell’ultima produzione di birra al farro. C’è stata subito un’intesa rara, una sintonia spontanea che si crea solo con chi ha il cuore trasparente e le mani segnate dal lavoro vero.
Questo pezzo nasce proprio così, dall’emozione di raccontare una storia autentica. “Uno come me che comunque si sente una persona ‘normale’ assolutamente e serenamente anonimo tra gli anonimi. Mi fa molto piacere comunque che qualcuno possa vedermi così. Io sono abituato a fare tutto il meglio che posso e sul serio, ma tenendo sempre a portata di mano la burla e lo scherzo che uso anche su di me nelle lunghe ore di lavoro in solitario. Così, per rompere la quotidianità, per smaltire le incazzature di quando sbaglio inevitabilmente qualcosa e divertirmi un po’. Al di là di quello che magari può sembrare non mi sono preso mai troppo sul serio”.
“Il Barba” ha un legame viscerale con la sua terra. Dopo il diploma di Perito Agrario nel 1982 e un inizio nell’agricoltura convenzionale, ha capito che per fare il vero “lume” della sua professione doveva scommettere sul futuro. Erede di una filosofia tramandata da generazioni, porta nel cuore la massima radicale del padre: “L’agricoltore deve fare l’agricoltore”. Una visione che si traduce in dedizione pura, rispetto per l’ambiente e cura dei 45 ettari dell’azienda di famiglia. ”Il Barba“ vive nella cittadina Acquapendente.
Tra lo scatto perfetto e una pianta rara
La passione de “Il Barba” è contagiosa. Ricordo con emozione quando mi ha portato a fotografare i suoi campi: tra le varie colture, mi ha mostrato con orgoglio il suo grano saraceno. Si tratta di una pianta decisamente rara per questa specifica zona, una vera e propria scommessa agronomica. Vederlo spiccare tra i filari, coltivato con tanta cura, fa capire quanto egli vada giustamente fiero di aver riportato la biodiversità e la scommessa colturale in questo angolo di Toscana.
Quell’ombra accogliente sulla Via Francigena
La vera bellezza de “Il Barba”, però, non sta solo nelle sue intuizioni agricole, ma nella sua straordinaria generosità. L’ho capito chiaramente quando mi ha accompagnato a scattare le foto presso il vecchio casolare di nonno Ermanno. Da qui il nome dell’Azienda Agricola Villa Sant’Ermanno. Ci troviamo sulla mitica Via Cassia, proprio sul confine tra Lazio e Toscana, nel comune di San Casciano dei Bagni (SI). In questo punto esatto si snoda il cammino della Via Francigena.
“Il Barba”, con una sensibilità d’altri tempi, ha deciso di fare qualcosa di speciale per chi viaggia a piedi. Ha allestito uno spazio di sosta perfetto: un angolo dove l’ombra fresca del casolare accoglie i viandanti, con comode sedie e acqua fresca sempre a disposizione. Qui, ogni pellegrino e camminatore può rifocillarsi, riprendere fiato e riposare in tutta libertà. È un gesto spontaneo che racconta tutto di lui: un uomo che non protegge la terra per escludere gli altri, ma la cura per condividerne la bellezza con il mondo.
Il territorio: dalle colline alla valle
La superficie aziendale è un vero e proprio scrigno incastonato alle pendici del Monte Amiata e nella suggestiva valle del fiume Paglia. I terreni, per metà pianeggianti e irrigui e per metà collinari, godono di un microclima unico che unisce il calore della campagna toscana alla brezza dei boschi di faggi e castagni dell’Appennino Centrale.
Dal campo al piatto: la rivoluzione de “Il Barba”
Da circa dieci anni a questa parte, l’attività ha cambiato volto. Dalle classiche colture estensive di grano duro, girasole e mais, la produzione ha virato verso l’eccellenza, trasformando i raccolti in prodotti unici partendo da quattro tipologie di farine macinate a pietra: il Grano Tenero Verna, il Farro Dicocco, il Khorasan Saragolla Lucana e il Grano Saraceno.
Da queste materie prime nascono poi la pasta, gli gnocchi, il farro soffiato, la schiacciata di farro e le sfiziose barrette al cioccolato Cioccofarro. Il valore aggiunto? Avere il controllo totale sulla filiera, garantendo un prodotto a chilometro zero e con una conservabilità delle farine fino a due anni dal confezionamento.
Il valore del tempo
Come ama ripetere spesso: “Il destino e la natura ci hanno resi affidatari unici della superficie della nostra azienda. Dobbiamo preservarla per chi in futuro dovrà continuare a gestirla”. È questo il segreto dietro la qualità dei suoi prodotti, una filosofia che fonde tradizione, innovazione e una profonda, bellissima umanità.
©MaurizioDiGiovancarloTusciaFotografia






























