

VITERBO – L’ultima frontiera del raggiro corre sul filo del telefono. Una trappola tecnologica, subdola, studiata nei minimi dettagli per colpire i più deboli e azzerare i sospetti. A Viterbo le truffe evolvono, si fanno sofisticate e mettono in campo armi digitali capaci di ingannare anche l’occhio più attento. L’allarme, stavolta, arriva direttamente dal Comando della Guardia di Finanza, che ha acceso i riflettori su un fenomeno in preoccupante ascesa: lo “spoofing” telefonico.
Il meccanismo è tanto semplice quanto diabolico. Il telefono squilla, lo schermo si illumina e il numero che compare sul display è, a tutti gli effetti, quello vero, ufficiale e registrato, delle Fiamme Gialle viterbesi. Peccato che dall’altra parte del filo non ci sia un militare in divisa, ma un truffatore senza scrupoli che sta camuffando la propria linea grazie a un software. Un travestimento digitale che serve a una cosa sola: conquistare la fiducia della vittima, sfruttando l’autorevolezza dell’istituzione.
Ma i viterbesi, per fortuna, non sempre abboccano. A far saltare il banco del piano criminale, in questo caso, è stata l’assurdità delle richieste. Dall’altro capo del telefono la voce del finto finanziere ordina alla vittima – solitamente una persona anziana – di raccogliere tutti i contanti e i gioielli presenti in casa e di recarsi urgentemente al Comando della Guardia di Finanza in un orario ben preciso.
Una messinscena studiata per far scattare la trappola vera e propria. Il pericolo, infatti, si consuma lungo la strada: una volta usciti di casa con il “malloppo” in borsa, la vittima viene intercettata, avvicinata con una scusa e derubata di ogni avere prima ancora di varcare la soglia della caserma.
Questa volta, però, ai malviventi è andata male. Una signora viterbese ha fiutato il pericolo. Non si è fidata di quella strana richiesta, ha riagganciato e non è uscita di casa nell’orario stabilito dai truffatori. Si è mossa solo qualche ora dopo, con calma, per presentarsi davvero al Comando di via Cardarelli. Lì, i finanzieri (quelli veri) le hanno confermato il sospetto: la Guardia di Finanza non telefona a casa per chiedere oro e contanti. Mai.
Dagli uffici del Comando scattano immediatamentete le raccomandazioni, tassative: non fornire mai dati personali, codici o dettagli bancari a nessuno, né al telefono né via mail. E, soprattutto, davanti a qualsiasi richiesta strana o sospetta, non esitare: comporre subito il 117. Le indagini per dare un volto ai fantasmi dello spoofing sono aperte.
















