Sul balcone non si canta più
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NEWS ANALYSIS – L’euforia e gli applausi sono scemati. Come se ci stessimo abituando a questa nuova condizione.

NEWS ANALYSIS – Sul balcone non si canta più. L’euforia e gli applausi sono scemati. Come se ci stessimo abituando a questa nuova condizione.

L’essere umano, specialmente nella sua versione contemporanea, può sopportare forti emozioni, anche tragiche purché per un breve periodo. Ma questa emergenza senza una data di scadenza sembra destinata a durare per un tempo indefinito.

Così ognuno cerca di normalizzare la situazione a modo suo: chi leggendo, chi guardando la televisione, chi cucinando, chi facendo ginnastica.

Di fronte a questo stato di cose mi viene  in mente la frase di John Ronald Reuel Tolkien, autore de Il Signore degli Anelli, A parlare delle cose belle e dei giorni lieti si fa in fretta, e non è che interessi molto ascoltare. Invece da cose gravose, emozionanti o addirittura spaventose si può trarre una buona storia, o comunque un lungo racconto”.

Chissà, una volta superata questa emergenza, come verrà narrata.

Se faremo tesoro di quello che abbiamo vissuto.

O se sarà un brutto capitolo delle nostre vite rispetto al quale voltare velocemente pagina.

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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