La strage di Via Georgofili a Firenze. Il ricordo 27 anni dopo (VIDEO)
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Gli Stati Generali La Fune
FIRENZE - L'odore del gas, i calcinacci, le urla delle persone, l'incendio che divampava tra i palazzi. E' questo l’ inferno che, forze dell'ordine, vigili del fuoco e soccorritori si sono trovati di fronte in via dei Georgofili, a Firenze, dopo lo scoppio di una bomba all'una e zero quattro, nella notte tra il 26 ed il 27 maggio 1993.

FIRENZE – L’odore del gas, i calcinacci, le urla delle persone, l’incendio che divampava tra i palazzi. E’ questo l’inferno che, forze dell’ordine, vigili del fuoco e soccorritori si sono trovati di fronte in via dei Georgofili, a Firenze, dopo lo scoppio di una bomba all’una e zero quattro, nella notte tra il 26 ed il 27 maggio 1993. 
Quello scoppio danneggiò gravemente parte della Galleria degli Uffizi e del Corridoio Vasariano, distruggendo per sempre alcune opere d’arte, ma soprattutto stroncò la vita di Dario Capolicchio, 22 anni, bruciato davanti agli occhi della fidanzata Francesca Chelli, e della famiglia NencioniFabrizio, la moglie Angela Fiume e le due bimbe Nadia, 9 anni, e Caterina, 50 giorni, oltre a una quarantina di feriti. Così Cosa nostra decise di colpire il cuore dello Stato in “Continente”. 
Duecentocinquanta chili di tritolo, piazzati all’interno di un furgone Fiat Fiorino, provocarono un cratere della lunghezza di 4 metri e 20, profondo un metro e 30.
E dopo 27 anni la verità sulla strage di Via dei Georgofili è ancora lontana.

Perché le sentenze fin qui avute la restituiscono solo in parte. Si conosce il volto dei mafiosi responsabili dell’attentato. Il 6 giugno 1998 boss mafiosi Bernardo Provenzano, Matteo Messina Denaro (tuttora latitante ndr), Leoluca Bagarella, Giuseppe Barranca, Francesco Giuliano, Filippo Graviano, Cosimo Lo Nigro, Antonino Mangano, Gaspare Spatuzza, Salvatore Benigno, Gioacchino Calabrò, Cristofaro Cannella, Luigi Giacalone e Giorgio Pizzo sono stati condannati all’ergastolo per la strage di Firenze,insieme a quelle di Roma e Milano.

Il 27 luglio del ’99 venne depositata la motivazione della sentenza del primo processo nella quale le inquietanti “trattative” tra Stato e mafia riaffiorano con tutte le loro ombre. Il 6 maggio del 2002 la Corte di Cassazione confermò le 15 condanne all’ergastolo per i boss di Cosa Nostra ritenuti mandanti ed esecutori delle stragi del ‘93.

Ma ancora oggi sono tante le domande senza risposta. Perché Cosa nostra spostò l’azione stagista nel “Continente”? Perché ad un certo punto le stragi cessarono? Cosa ottenne la mafia? La strategia stragista fu partorita solo dalle menti dei boss o qualcun altro li ispirò?

Tutte domande che, come fantasmi, vagano da 27 anni in cerca della verità.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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