Strade del centro, dove sono finiti i lastroni di peperino?
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Le vie e le piazze del centro storico di Viterbo coperte con i sampietrini troppo spesso si presentano ormai in una situazione disastrosa. Andrebbe recuperato il vecchio sistema della copertura con i lastroni in pietra. Già i lastroni in pietra, ma quelli che c erano prima che fine hanno fatto? Il Comune, facendo una ricerca nei propri archivi, dovrebbe essere in grado di rispondere. Ma probabilmente non lo farà.

Dove sono finiti i lastroni di peperino che ricoprivano quasi tutte le strade del centro storico? La scelta di sostituire quel tipo di copertura con i sampietrini si è rivelata perdente nel lungo periodo. Infatti questo secondo tipo di copertura è soggetta a un rapido logorio e nel giro di pochissimo tempo le strade appaiono bucherellate e rattoppate. Una vera e propria indecenza.

Provate ad andare a piazza del Comune e date un’occhiata. Sbavature di asfalto riempono le fossette lasciate da sampietrini smontati e finiti chissà dove. Affacciandosi da Palazzo dei Priori è chiara la bruttezza della piazza tutta bucherellata. Ma questo vale sul corso, su piazza delle Erbe, via San Lorenzo, piazza San Lorenzo. Sarebbe importante sviluppare un nuovo progetto di città con copertura a lastroni, che danno maggiore garanzia rispetto ai sampietrini. Certo una simile pavimentazione dovrebbe essere maggiormente tutelata e non soggetta come oggi al continuo traffico veicolare.

Ma la Ztl nella parte monumentale del centro è già stata attivata e sarebbe il caso entrasse in funzione a breve. Rimane però l’interrogativo sulla fine dei vecchi lastroni in peperino, scomparsi negli ultimi decenni a mano a mano e nel silenzio generale. Un pezzo del patrimonio cittadino finito chissà dove. Sarebbe il caso di approfondire la vicenda perché quei lastroni antichi hanno un valore e se qualcuno li ha portati via per uso privato ha commesso un furto al patrimonio cittadino.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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