Strade da incubo - Viaggio nel buio e nell'assenza di segnaletica orizzontale della Verentana
veientana cassia
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Di notte tutto diventa più complicato e si va avanti a tentoni, affidandosi ai fari che non trovano sponda, tranne per qualche decina di fortunati metri, sulle strisce bianche della segnaletica orizzontale.

Tuscia, terra di etruschi, bellezze, buon cibo e strade da incubo. Chilometri e chilometri di buche, segnaletica orizzontale in gran parte assente o scomparsa e una grande sconosciuta: la sicurezza.

Il caso di cui vi raccontiamo oggi è quello della strada Verentana
, quella che congiunge il capoluogo con quell’appendice del Lago di Bolsena che è Valentano. Strada maledetta, più volte madre di indicenti e lutti terribili. Strada maltenuta, ostica e pericolosa. Qui le buche sono tollerabili, la carreggiata è larga e invita a spingere sul gas. Di giorno il paesaggio è mozzafiato, con quel lago vulcanico più grande d’Europa che ti fa da compagno.

Di notte tutto diventa più complicato e si va avanti a tentoni, affidandosi ai fari che non trovano sponda, tranne per qualche decina di fortunati metri, sulle strisce bianche della segnaletica orizzontale.

Eppure una segnaletica orizzontale dovrebbe esserci. Lo prevede il codice della strada, le norme sulla sicurezza e il buon senso. Tutta roba che alle latitudini viterbesi viene sistematicamente meno. Così chi viaggia sulla Verentana è da solo, come sarebbe nel deserto del Gobi. Mancano anche i catarifrangenti, quelli ce rimangono su una corsia e sull’altra si contano sulle dita di un paio di mani. Non di più.

Eppure su questa strada del lago passano ogni giorno centinaia di cittadini, viaggiano anche gli autobus del Cotral. Questa arteria collega a Viterbo Marta, Capodimonte e infine Valentano e tutto quello che c’è nel mezzo. Evidentemente la sicurezza di tutta questa gente “periferica” non importa. E il viaggio che a calar del sole aspetta il solitario che si mette alla guida è un viaggio nel buio, senza strisce o catarifrangenti a fare compagnia.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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