Strade da incubo, un mostro chiamato Vetralla
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Tra le strade da incubo di tutta la provincia nel Vetrallese si tocca l'apice. Una standard di “insicurezza” difficilmente riproducibile e superabile altrove. Il tutto nella generale indifferenza.

A Vetralla hanno cambiato i nomi delle strade e delle vie, ma questo non è bastato per mutarne l’aspetto. La gran parte delle arterie di scorrimento del paese sono una distesa di buche.

Via Cura, oggi ribattezzata della Pentola, via della Veronica, la Cassia in persona tra Cura e Vetralla, la zona di Giardino, l’esotica Mazzacotto. Non c’è angolo d’asfalto di questo ridente comune della Tuscia che sia rimasto al suo posto. Tutto è sconnesso, disseminato di crepe. L’apparenza è quella di un posto abbandonato dagli uomini. Eppure stiamo parlando di una delle realtà più densamente popolate della Tuscia.

Il problema si protrae da anni e la soluzione individuata in alcune strade è stata quella di posizionare dei limiti di velocità a trenta chilometri orari. Decine le gomme spaccate e centinaia i danni subiti da auto e moto in sfortunato transito da queste parti. Il manto stradale di alcuni posti non sarebbe sufficiente nemmeno a sopportare il transito di un carretto di buoi e non c’è verso di vedere una soluzione, uno spiraglio di luce. La gente del posto pare abituata, rassegnata all’indecenza. I frequentatori occasionali rimangono spaventati e ripromettono a se stessi di evitare, in futuro, il passaggio in zona.

La segnaletica orizzontale è quello che è: occasionale e malmessa. E se piove c’è da farsi il segno della croce. Tra le strade da incubo di tutta la provincia nel Vetrallese si tocca l’apice. Una standard di “insicurezza” difficilmente riproducibile e superabile altrove. Il tutto nella generale indifferenza.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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