Strada Signorino, rifiuti dispersi nei campi
Rifiuti nei campi 01
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L'isola ecologica di Strada Signorino tratteggia il peggiore volto del sistema della raccolta rifiuti nel capoluogo della Tuscia. Da alcuni giorni nessuno ha passato a ritirare i rifiuti e alla fine una trentina di metri di un campo limitrofo si sono trasformati in una distesa di immondizia.

L’isola ecologica di Strada Signorino tratteggia il peggiore volto del sistema della raccolta rifiuti nel capoluogo della Tuscia. Da alcuni giorni nessuno ha passato a ritirare i rifiuti e alla fine una trentina di metri di un campo limitrofo si sono trasformati in una distesa di immondizia.

Plastica di ogni forma e colore, insieme ai più vari rifiuti, è stata dispersa ovunque. Vento e animali la probabile ragione. Uno spettacolo indegno, che accende i riflettori su come è gestita la pulizia della città e il sistema di raccolta rifiuti al servizio di Viterbo.

L’immondizia finisce laddove non era mai arrivata: nelle campagne viterbesi. Un processo di inquinamento subdolo e senza precedenti. Mai verificato prima e che appare surreale che si verifichi proprio in seguito all’introduzione del sistema di raccolta differenziata. Che in realtà dovrebbe servire essenzialmente a centrare due obiettivi: abbassare i costi per la comunità e ridurre l’impatto ambientale.

Il primo obiettivo a Viterbo è stato “zoppato” dal contratto che prevede, in maniera assurda, che il guadagno dalla vendita del materiale differenziabile (carta, vetro, plastica) finisca alla società che gestisce il servizio e non alle casse del Comune. Il secondo depotenziato dal verificarsi di situazioni paradossali come quelle registrate in strada Signorino. 

Da Palazzo dei Priori chi di dovere intervenga davvero. 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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