Storie turche il 3 settembre, una narrazione da Netflix
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Per carità: saranno senza dubbio due delinquenti al soldo della mafia turca; per fare cosa e con quale probabilità di successo, è tutto da vedere. Ma ricamarci sopra, ogni ora con una ipotesi diversa e suggestiva, va bene solo su Netflix…

IL PUNTO DI VISTA – Avvalersi della facoltà di non rispondere da parte dei turchi arrestati il 3 settembre sta sconvolgendo le vedute non solo e non tanto delle autorità italiane di polizia, quanto quelle dei commentatori del fattaccio.

L’esempio più eclatante è quello di Roberto Saviano, noto giornalista ed esperto – sulla propria pelle – di cose di mafia, che con le sue dichiarazioni e supposizioni contraddittorie si sta portando mezza stampa italiana a spasso per un strada alquanto dissestata. Di primo acchito, colpito dalla coincidenza con il Trasporto della Macchina di S. Rosa, accenna a un possibile attentato alla manifestazione; ma non in una logica Isis, quanto come diversivo per liberare il capo mafioso turco Boyun, detenuto a Mammagialla: “Erano lì, armi in pugno, perché Boyun è a Viterbo”.

Ma questo è assurdo. Intanto perché Boyun risulta in carcere a Milano dal mese di maggio, a Viterbo c’è invece un suo ex amico/rivale, tale Atiz, arrestato il 26 agosto su mandato internazionale. E poi perché i due attentatori non sarebbero usciti vivi dalla loro impresa, né tanto meno avrebbero avuto tempo e luogo per passare da Largo Facchini di S. Rosa al Carcere Giudiziario sulla Teverina a completare l’opera.

Saviano scarta l’idea di una più modesta impresa di traffico di  armi, troppo banale. Così, sorge la sua nuova ipotesi, questa forse più abbordabile: che i due turchi armati fossero in quel B&B ignari di stare per così dire “sulla scena”, mentre il loro intento era quello di ammazzare Atiz durante il trasferimento dal Carcere al Tribunale. Il che, tuttavia, li trasforma in 24 ore da salvatori di un boss nei suoi aguzzini. Insomma, un film…

In ogni caso, tutte queste ipotesi riescono a definire Viterbo la Capitale della Mafia Turca in Italia? Ne dubito. Forse improvvisato teatro di certi loro scontri, come in altre zone europee. Peraltro, questi due turchi sembrano dei balordi: scelgono il momento più sbagliato per arrivare a Viterbo, dove una manifestazione complessa come il Trasporto non muove solo la partecipazione e l‘affollamento dei cittadini, ma anche le forze dell’ordine; esibiscono evidenti documenti falsi; non si comportano come turisti ma come talpe chiuse nel loro antro; hanno in programma un’impresa a dir poco complicata, in un contesto che non conoscono.

Per carità: saranno senza dubbio due delinquenti al soldo della mafia turca; per fare cosa e con quale probabilità di successo, è tutto da vedere. Ma ricamarci sopra, ogni ora con una ipotesi diversa e suggestiva, va bene solo su Netflix…

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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