“Storie di Zona” prende il via con Antonello Ricci e il suo “La léngua vitorbese”
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Come da spirito della rassegna, che unisce libri, mestieri e sapori, l’incontro sarà preceduto da una degustazione di vini e prodotti locali, curata da CNA, per valorizzare anche sul piano gastronomico le eccellenze del territorio.

VITERBO – Un viaggio nella memoria, nella poesia e nella cultura orale della Tuscia viterbese. È questo il tema del primo appuntamento di “Storie di Zona”, la rassegna letteraria promossa da Lazio Faber Experience, l’Associazione di rete promossa dalla CNA di Viterbo e Civitavecchia grazie al finanziamento della Regione Lazio e ospitata nei suggestivi spazi dell’hub Lazio Artigiana, a Viterbo, in via dell’Orologio Vecchio 5-7.

Lunedì 9 giugno, alle ore 18.00, ad aprire il ciclo di incontri sarà Antonello Ricci con la presentazione del suo libro “La léngua vitorbese” (Effigi), accompagnato da Bruno Mencarelli come moderatore.

Un tributo appassionato e poetico alla lingua della Tuscia, il volume di Ricci attraversa decenni di ricerca e militanza culturale, intrecciando spigolature antropologiche, aneddoti, autobiografia intellettuale e riflessioni critiche. Un’opera personale, che restituisce dignità e potenza al dialetto viterbese, inteso come strumento di memoria, resistenza e invenzione. Ricci, narratore di comunità, performer e antropologo, celebra le “rigaje” della lingua, i frammenti di un mondo che ancora ci parla.

Come da spirito della rassegna, che unisce libri, mestieri e sapori, l’incontro sarà preceduto da una degustazione di vini e prodotti locali, curata da CNA, per valorizzare anche sul piano gastronomico le eccellenze del territorio.

“Storie di Zona” è un progetto curato dal critico letterario Dario Pontuale e nasce per dar voce alla filiera del libro, in dialogo diretto con l’artigianato, due mondi uniti dal saper fare e dall’attaccamento al territorio.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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