“Storie di terra”, a Celleno lo spettacolo di Gianni Abbate
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CELLENO – Lo spettacolo andrà in scena domenica 24 marzo alle 17,30 al Palazzo della Cultura.

CELLENO – Il teatro Null, Officina culturale della regione Lazio I porti della Teverina, domenica 24 marzo alle 17,30, presenta al palazzo della Cultura di Celleno, in collaborazione con il comune di Celleno, “Storie di terra” di Gianni Abbate.

Lo spettacolo, giunto alla sua terza edizione, arricchito di nuovi racconti, ci riporta, tra musica e narrazione, in mondi non lontani, anzi vicinissimi, dove il ritmo naturale era ancora presente in noi e i rapporti sociali erano improntati al massimo rispetto e alla solidarietà. Un viaggio poetico, emozionante, ironico, che attraversa ed esplora il mondo contadino di una volta

Gli spettatori ascolteranno storie di vita contadina, dove la sera si andava a veglia dai vicini per raccontare e condividere gli avvenimenti della giornata, mentre oggi ci ritroviamo da soli davanti a un piccolo schermo per subire passivamente pettegolezzi, consigli per gli acquisti, fake news, condividere foto, un mi piace e una faccina allegra o triste.

“Il superfluo, oramai, fa parte integrante della nostra vita – dice Abbate -. Non ne possiamo fare a meno, ci dona un attimo di felicità per poi farci ripiombare nel desiderio di altro superfluo. Ma cosa ci manca? Ricercate fin dove volete quelle che si chiamano comodità della vita, ma chiunque riesca a recuperare un po’ di buon senso, si renderà conto che potrà ottenere in più soltanto del superfluo, qualcosa di non necessario. Storie di terra vuole risvegliare la nostra memoria e i nostri sensi, antiche e nuove emozioni. Emozioni appartenenti a un passato non tanto remoto, ma che ormai, vivendo in un eterno presente, appare sbiadito, quasi cancellato, facciamo attenzione a non perderlo del tutto”.

Partecipano allo spettacolo Gianni Abbate, Ennio Cuccuini e Stefano Belardi de La Tresca con canto, chitarra e bouzouki.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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