Stadio Rocchi, "è guerra" di interpretazione delle norme tra Regione e Comune per l'accatastamento
Stadio Rocchi
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VITERBO - La questione è emersa chiaramente nella seduta di consiglio straordinario sullo stadio quando hanno fatto riferimento alla lettera del 2 novembre della Regione tanto Aronne quanto Frontini. 

VITERBO – Stadio Rocchi, il primo scoglio sulla rotta che dovrebbe ridare lo stadio a una squadra e quindi ai tifosi si chiama accatastamento. Senza questo passaggio non è possibile fare il trasferimento dell’intera proprietà del bene al Comune di Viterbo e quindi procedere con la gara europea per l’affidamento della gestione. 

Uno scoglio non da poco visto che tra i due enti chiamati a risolvere la partita, la Regione Lazio e il Comune, emergono due visioni sulle procedure da attuarsi diametralmente opposte. Tanto che la Regione chiede al Comune di procedere con l’accatastamento per poi trasferire la proprietà del bene e quest’ultimo sostiene che è impossibile accatastare qualunque cosa di cui non si è proprietari.

La questione è emersa chiaramente nella seduta di consiglio straordinario sullo stadio quando hanno fatto riferimento alla lettera del 2 novembre della Regione tanto l’assessore Emanuele Aronne quanto la sindaca Chiara Frontini. 

Entrambi hanno fatto presente all’aula e ai tifosi la problematica e il fatto che la Regione sta chiedendo l’accatastamento per il trasferimento dell’intera proprietà del bene ma che non può procedere Palazzo dei Priori alla pratica di accatastamento perché non proprietario. 

A questo punto l’unica strada di buonsenso, al netto della nuvola di polemiche che probabilmente qualcuno ha interesse di montare ad arte con il fine di mandare tutto in tilt per poi fare ricadere le responsabilità in maniera strumentale sull’attuale amministrazione, è per il Comune predisporre la delibera per l’acquisizione dello stadio nelle more dell’accatastamento e poi andare a “stimolare” la Regione a risolvere la questione dell’accatastamento, che comunque, come chiesto da Roma, dovrà essere pagato da Palazzo dei Priori. 

Una questione di cavilli che rischiano di essere ingigantiti da un clima dove per qualcuno evidentemente è più importante costruire le premesse di un processo politico e sommario piuttosto che inquadrare con chiarezza la situazione e portare il Comune a costruire una soluzione a una situazione difficile, frutto di decenni di immobilismo da parte di chi ha governato alla città, lettere alla Regione del passato (2016 e 2021) che non hanno mai avuto risposta. Ora si tratta di rispondere e dare seguito all’ultima lettera della Regione che risale al 2 novembre, due mesi fa. 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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