Sport: alla fine quel che manca è un vero delegato: Treta, unico candidato, divide la maggioranza
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Torna al centro del dibattito il tema delle strutture sportive e della delega allo sport, ma l'unico candidato Livio Treta divide la maggioranza

Ma il delegato allo sport, alla fine non c’è. Nei giorni in cui vengono consegnati i lavori alla ditta che dovrà sistemare dopo mesi di inagibilità, il campo scuola, torna al centro del dibattito il tema delle strutture sportive e della delega allo sport almeno ad un consigliere, se non ad un vero e proprio assessore con poteri di spesa. L’area di competenza intanto è passata dai Lavori Pubblici, talmente oberati da non poter dar retta alle richieste delle realtà sportive, al Patrimonio.

Questa è una delle risposte che l’amministrazione prova a dare al problema di un settore per il quale si è già speso tanto (1 milione di Euro, secondo quanto dichiarato dal sindaco di Viterbo), ma per il quale da spendere e investire ci sarebbe ancora molto con numerose strutture che non se la passano affatto bene. Non solo le più evidenti come il PalaMalè o il campo da rugby e da baseball.

La vicenda della delega allo sport diventa dunque centrale. Il problema però è politico, perché proprio politicamente sebbene la necessità sia riconosciuta unanimemente, sulla figura da investire c’è maretta. Livio Treta, candidato in pectore dopo le dimissioni di Sergio Insogna, passato all’opposizione, a inizio estate dopo aver caldeggiato la propria nomina si è tirato indietro, anche per stizza nei confronti del sindaco Michelini che non è riuscito a convincere mezza maggioranza dell’opportunità della scelta. La sua candidatura è stata rilanciata in queste ore anche da parte dello stesso Sergio Insogna, che durante il Consiglio comunale ha invitato il sindaco a procedere con la nomina.

Un invito consapevole, quello di Insogna, che probabilmente spera anche di riaccendere la brace delle antipatie in maggioranza che cova sotto la cenere che si è posata durante la pausa estiva. Il nome di Treta rischia infatti ancora una volta di essere troppo diviso e la delega quindi di rimanere nelle mani del sindaco, che materialmente non può dedicare del tempo a questioni come quelle dello sport, unanimemente riconosciuto come importante per la crescita delle persone e dei giovani, schiacciate da problemi più grandi.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

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