Spoleto vs Viterbo: l'ennesimo buco nell'acqua del capoluogo della Tuscia
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Dopo Mantova e Foligno, ecco Spoleto. Oggi puntiamo la nostra lente di ingrandimento verso Sol Lewitt e il disastro combinato agli Almadiani.
Il residuo dell’opera di Lewitt a Viterbo. Da notare i fori sopra il wall drawing

Dopo Mantova e Foligno, ecco Spoleto. Oggi puntiamo la nostra lente di ingrandimento verso Sol Lewitt. Dopo aver intervistato l’assessore alla cultura del comune lombardo sui temi delle politiche culturali e dei festival e aver scoperto quanto una scelta azzardata in tema di arte contemporanea può mettere alla berlina una città, oggi andiamo a Spoleto per raccontare un altro buco dell’acqua tutto viterbese.

Era il 2000 quando Sol Lewitt fu invitato a Spoleto a ridisegnare una stanza di Palazzo Collicola, uno dei palazzi più importanti della cittadina umbra, rinomato un tempo per le gallerie settecentesche, che oggi è di proprietà del comune di Spoleto e ospita, tra le altre cose, il Museo Carandente il cui percorso espositivo termina proprio con il wall-drawning di Sol Lewitt. Un artista le cui opere valgono decine e decine di migliaia di euro. Un artista le cui opere il comune di Viterbo, dopo averle ricevute in regalo, ha pensato bene di intonacarle.

 

a sinistra Spoleto, a destra Viterbo

 

Il caso era stato sollevato da Gian Maria Cervo una decina di anno dopo il fattaccio, nel 2010, il quale aveva parlato di un valore dell’opera di 1 milione di euro. Dopo la segnalazione si era proceduto a riscoprire lo stato di salute del wall-drawning, ma poi del suo recupero non se n’è saputo più nulla. Tra le intonacature moleste da registrare anche quella della facciata degli Almadiani stessi, dopo che era stata ripensata da un altro artista contemporaneo, Daniel Buren.

Oggi l’area all’interno dell’ex chiesta degli Almadiani, dopo essere stata intonacata, è stata “intecata” e ri-dimenticata, con un risultato che, invece di valorizzare Viterbo, assomiglia ancora una volta a una presa in giro.

 

 

 

 

 

 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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