
VITERBO – Aumentare le tariffe o fare fallire Talete, è questo il dubbio amletico che i sessanta sindaci dell’Ato 1 saranno chiamati a sciogliere nell’assemblea di questo martedì 29 novembre. La posizione del capoluogo, dichiarata chiaramente dal sindaco Frontini di non approvare l’aumento delle tariffe, rischia di mandare la società a carte quarantotto.
Nelle scorse ore Viterbo, che detiene il 22% delle quote della società, non è stata rappresentata all’interno della riunione della consulta d’ambito. Il luogo preposto alla discussione sul nuovo piano tariffario e alla maturazione di una linea da portare all’assemblea Ato è stato disertato dal comune capoluogo, il maggiore azionista. Un fatto pesantissimo che piazza sulla Testa della società partecipata un’enorme spada di Damocle, che rischia di rivelarsi una mannaia.
Nel pomeriggio il presidente della Provincia Alessandro Romoli, che è anche numero uno dell’Ato, ha convocato una conferenza stampa. Qui, con al fianco il sindaco di Capranica Pietro Nocchi, quello di Tessennano Ermanno Nicolai, quello di Vallerano Adelio Gregori e l’ingegnere Giancarlo Daniele (direttore Ato), Romoli ha parlato chiaro. “Se non approviamo il nuovo piano tariffario con gli aumenti, condanniamo al fallimento Talete e la consegniamo al 100% nelle mani di un privato”, questo il succo del ragionamento del presidente della Provincia.
Alto il nervosismo dei presenti verso il primo cittadino di Viterbo, accusata di avere fatto perdere solo tempo. Di fatto Talete è davvero a un passo dal fallimento, con l’amministratore unico Salvatore Genova che ha già annunciato di meditare sulle dimissioni in caso di non approvazione degli aumenti.


















