
VITERBO – Cosa c’è sotto Viterbo non me l’hanno raccontato, l’ho visto con i miei occhi. Nel 2010 realizzai, con altri colleghi del giornale L’Opinione, una bella inchiesta sulla città nascosta. Passammo decine di ore letteralmente sotto terra e quanto scrivemmo fece piuttosto rumore. Ci sono delle cose che di quel periodo è meglio non raccontare ma altre che invece è bene, alla luce dei recenti fatti di piazza del Gesù, riportare alla luce e all’attenzione dell’opinione pubblica e di chi amministra il territorio.
Sotto buona parte del centro storico c’è un altro mondo. Si articola in diversi livelli. Personalmente ne ho scesi quattro ma si poteva andare ancora sotto, se avessimo voluto affrontare a corpo libero un volo di 6-7 metri, ma francamente non ce la siamo sentita.
Tanto però abbiamo girato là sotto, trovando meraviglie e notizie di reato come i butti clandestini di materiale edilizio e gli scavi predatori dei tombaroli. Là sotto c’è di tutto. Forni per cuocere il pane affrescati e risalenti al Ventennio fascista, pozzi etruschi, cisterne romane, tombe etrusche, cantine abbandonate, gatti mummificati. Abbiamo trovato anche piante luminescenti, giuro che non sto inventando. Anche una sorta di cripta con inciso con inchiostro luminescente un nome “strano”. Ricordo che facendo una ricerca scoprimmo che quel nome era quello di un demone. C’era anche un vecchio carretto di quelli da netturbino, con tanto di cappello attaccato.
Si passa da un livello all’altro in maniere improbabili, il più delle volte passando dentro buchi che funzionano da scivoli scavati probabilmente da tombaroli. Abbiamo avanzato strisciando dentro alcuni ambienti, attraversato passaggi strettissimi. Non sono mancati problemi e incastramenti.
Di quel mondo qua sopra non si sa niente eppure mapparlo e conoscerlo aiuterebbe a tenere in maggiore sicurezza quello che c’è sopra. Perché là sotto ci sono molti vuoti e la ricerca di reperti archeologici, probabilmente ancora in atto (fino al 2010 c’era sicuramente un’attività di scavo ancora presente, come testimoniavano diverse cose che abbiamo visto) fa sì che grossi volumi di terra siano spostati da una parte all’altra. Ricordo che trovammo un intero pozzo svuotato e intere stanze riempite di quella terra. E spostare peso in un ambiente del genere non è proprio il massimo della sicurezza.
Palazzo dei Priori farebbe sicuramente un buon servizio al centro storico se mutasse l’atteggiamento di indifferenza che c’è stato da sempre verso quel mondo e iniziasse a immaginare di scoprirlo, conoscerlo, mapparlo, intervenire su quei pericoli che sicuramente ci sono ma che ignoriamo completamente.


















