Sotto sequestro i dipinti della tomba Francois di Vulci, sfuma il sogno di Fondazione Vulci e Soprintendenza di riaverli per valorizzare il Parco Archeologico
torlonia
CNA 800x120
ROMA - In questi giorni il giudice Fulvio Vallilo, dell'ottava sezione del Tribunale civile di Roma, ha disposto il sequestro giudiziario anche di tutte le collezioni d'arte di proprietà della famiglia. Un mondo di tesori, dove spicca la collezione di 623 marmi originali romani e greci (la più ricca raccolta privata al mondo) e la collezione d'arte etrusca con gli straordinari dipinti che i Torlonia strapparono dalla tomba Francois di Vulci nel Viterbese, perché su terreno di loro proprietà, nella seconda metà dell'Ottocento.

ROMA – I dipinti della tomba Francois di Vulci sotto sequestro insieme all’immenso patrimonio archeologico dei Torlonia. Tutto inutilizzabile fino alla definizione della causa civile esplosa tra gli eredi del principe Alessandro, morto il 28 dicembre del 2017.

In questi giorni il giudice Fulvio Vallilo, dell’ottava sezione del Tribunale civile di Roma, ha disposto il sequestro giudiziario anche di tutte le collezioni d’arte di proprietà della famiglia. Un mondo di tesori, dove spicca la collezione di 623 marmi originali romani e greci (la più ricca raccolta privata al mondo) e la collezione d’arte etrusca con gli straordinari dipinti che i Torlonia strapparono dalla tomba Francois di Vulci nel Viterbese, perché su terreno di loro proprietà, nella seconda metà dell’Ottocento.

Ora si apre una fase molto delicata e che richiederà parecchio tempo: la catalogazione e la stima del valore dello sterminato patrimonio. Operazione necessaria al tribunale per essere in condizione di disporre l’equa divisione dei beni tra gli eredi. Quanto accaduto blocca in maniera categorica il sogno di riportare i dipinti della tomba Francois a Vulci, progetto su cui hanno aperto nel gennaio del 2017 un lavoro la Fondazione Vulci e la Soprintendenza Archeologica del Lazio e dell’Etruria Meridionale. Firmatarie di una richiesta indirizzata alla famiglia principesca per la restituzione al territorio d’origine del tesoro.

In maniera da rafforzare il valore e il brand del Parco Archeologico di Vulci. Un’operazione sostenuta anche dal Comune di Montalto di Castro. I dipinti strappati dalla Tomba Francois sono un’opera della fine IV sec. a.C., raffigurano il dominio etrusco su Roma. Si tratta di una delle testimonianze più alte della civiltà etrusca e quindi di un forte attrattore turistico potenziale. Un elemento qualificante per il già interessante e forse ancora poco conosciuto Parco di Vulci. Una risorsa da capitalizzare in termini di comunicazione e da utilizzare per la promozione di tutta l’area.

A portare la questione dell’eredità in tribunale è stato Carlo Torlonia, primogenito di don Alessandro. Erede insieme a due sorelle e un fratello. Contesta alcune donazioni effettuate dal padre, negli ultimi anni di vita, a favore degli altri figli e di cui non sarebbe stato a conoscenza e pone dei dubbi su tutta una serie di operazioni. In modo particolare vuole accendere la luce sulla costituzione della Fondazione Torlonia, che ha assunto in comodato la gestione di tutte le collezioni.

Sarebbero anche emersi dalla carte tentativi di vendere all’estero pezzi del patrimonio storico-artistico di famiglia e in particolare relazioni e trattative in corso con il Getty Museum. Da qui la decisione del giudice di sequestrare tutto, per garantire la tutela completa dell’eredità. Ora inizia una fase istruttoria lunga e complessa del processo. Perché la catalogazione richiederà necessariamente tanto tempo e altrettanto servirà per le perizie dettagliate del valore.

La vicenda che riguarda gli eredi di don Alessandro è tra l’altro piuttosto ingarbugliata e il primogenito accuserebbe gli altri fratelli di avere fatto di tutto per tenerlo lontano dal padre nei suoi ultimi anni di vita.

lafune_800 x 120
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
lafune_300 x 600
POST FB 01
TdP_Inalazioni
Fune 300x300
Foto Fisioterapy Center
aiac_banner_01
asvis 2
Onda
monastero interno
domenicale post
Masicar300x300-optimize
Jeep_Compass_apex_300x300_200