
di Francesco Mattioli
VITERBO – Il sociologo ci va a nozze con certe notizie come quelle dell’auto “vandalizzata” della sindaca Frontini.
Sociologia dell’arte. Il performer sostiene che non sapeva di chi era l’auto, e che si è trattata di una espressione spontanea, come è l’arte. Ma è stato vittima di almeno un paio di stereotipi vagamente “sessisti”: che una Lancia Ypsilon è auto “da donne” (le scarpette con i tacchi a spillo erano dalla parte del guidatore); e che in un amplesso si spoglia solo la donna (c’erano le slip di lei, ma non di lui…).
Sociologia delle probabilità. Che un artista travolto da una irrefrenabile ispirazione creativa riesca a beccare involontariamente proprio l’auto della Sindaca, scatenando inevitabili conseguenze politiche a cascata, dà quasi l’idea di una singolare versione della Legge di Murphy. Un consiglio all’artista? Giochi al Lotto. O, al contrario, si doti di tutti i cornetti e altri ammennicoli apotropaici che riesce a scovare. O ancora, che sia un pochino più sincero…
Sociologia del giornalismo. Il termine “vandalizzata”, usato da pressoché tutti i giornali riguardo alla vettura, mi sembra eccessivo, giacché il verbo vandalizzare dovrebbe essere sinonimo di distruggere o arrecare danno; e a parte lo scotch appiccicato sui vetri non vedo danni rilevanti.
Sociologia politica. La lotta al sessismo tira sempre, al giorno d’oggi. Fa moderno, produce voti, fa presenza sul territorio, insomma fa rimbombo. Così, si è visto un bel sgomitare di partiti, rappresentanti istituzionali, associazioni, comitati prontissimi a riversare comunicati alla stampa locale non solo per esprimere solidarietà alla Sindaca, ma anche per cogliere l’occasione irripetibile di una sentita omelia sul sessismo. Se poi si scoprisse che l’episodio è veramente tutta un’operetta, sarebbe come aver sparato ad un mosca con il cannone… ma tant’è: un vecchio politicante mi diceva “Tu indignati sempre… male non fa”. Sarà…
Sociologia della sociologia. Sono convinto che il sessismo vada combattuto con determinazione. Con armi adeguate, ma anche con modi e in occasioni adeguate. Altrimenti diventa rito e rituale. E, a sentire Mauss ed Eliade, il rito rischia di trasformarsi in una mera forma, assumendo persino un ruolo sproporzionato rispetto alla sostanza.
Nello specifico della notizia, scusate se il sociologo la prende poco sul serio. E’ che con tutte le disgrazie che abbiamo intorno, qualche volta un siparietto come questo rilassa la mente.


















