Smembrata e deturpata, ecco la storia della fontana di Pio II a Porta S. Pietro
Pio II
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Non sappiamo e non riusciamo a capacitarci come possa essere accaduto ma la storia triste della fontana di Pio II è importante da raccontare perché può essere da stimolo a una città nuova.

La fontana di Pio II, storia di un pezzo di Viterbo dimenticata e abbandonata. Per tanti viterbesi è comune definire il capoluogo della Tuscia una città medioevale. Ciò è sicuramente vero e la testimonianza rappresentata da San Pellegrino è sicuramente un qualcosa di forte e caratteristico. Ma nel centro storico viterbese c’è di più, vive nascosta sotto l’indifferenza una stupenda città rinascimentale. E’ lì sotto gli occhi di tutti ma quasi nessuno se ne rende conto.

Non è raccontata, non è valorizzata, insomma c’è ma è come se non esistesse. E ci sono pezzi di questo volto di Viterbo lasciati nell’abbandono che somigliano tanto a delle carcasse svuotate di senso, che sono state in qualche modo lasciate nell’oblio.
La fontana di Pio II è un esempio. Siamo a porta San Pietro. Prima di entrare la porta è visibile una fontana, puntualmente piena di melma. Quello in realtà è il vascone della fontana che ci interessa e che si trova subito dentro le mura.

E’ possibile riconoscerla puntando lo sguardo sulla miriade di centraline dell’Enel appiccicate sul muro. Intorno a quelle cassette di plastica e fili c’è la fontana voluta dal papa che regalò a Viterbo la grandiosa processione scenica del Corpus Domini del 1462 (leggi).

Nei giorni scorsi il giornalista Mauro Galeotti, all’interno della conferenza stampa tenuta in città da Quartieri dell’Arte per il progetto Eu Collective Plays (leggi), ha incalzato il sindaco proprio sulla fontana. Ha chiesto a Michelini di riportare il vascone all’interno delle mura e far rimuovere tutte le cassette Enel che deturpano il bene storico-artistico. Speriamo che tutto ciò venga fatto al più presto.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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