Sintetico al Pilastro, la furia di Piero Camilli
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VITERBO - Il patron della Viterbese attacca il Comune sul campo d'allenamento che tarda ad arrivare e tuona: “Una manica di incapaci”.

VITERBO – L’impianto del Pilastro è nell’incuria più totale e, a causa di tutta una serie di lungaggini burocratiche, la Viterbese non può utilizzare l’impianto per gli allenamenti.

La storia va avanti da molti mesi ed il numero uno gialloblù sembra avere perso la speranza, e insieme a quella anche la pazienza.

 “Sono mesi e mesi che non sento nessuno. Sono una manica di incapaci: da due anni a questa parte la situazione è sempre la stessa e noi siamo costretti ad allenarci qua e là“. Così tuona Piero Camilli.

I fondi (458mila euro) per la ristrutturazione della struttura sono pronti dal novembre del 2017, quando la vecchia amministrazione comunale ha acceso un mutuo durante la sua ultima variazione di bilancio. Oltre al manto in sintetico, la somma serve al rifacimento della recinzione, alla messa a norma degli spogliatoi e alla verifica dell’adeguatezza dell’impianto d’illuminazione. Tecnicamente basterebbero novanta giorni per eseguire i lavori.

Tecnicamente. Poi la realtà è sempre più complicata.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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