Sinfonia d'Archi svetta su viale Armando Diaz per chiedere il Museo delle Macchine
Sinfonia d'Archi 03
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E' tornata dal passato, dai gloriosi trasporti che hanno segnato gli anni Novanta, Sinfonia d'Archi. Ha attraversato il tempo e si prepara a svettare su viale Armando Diaz, ingresso Sud della città, per dirci che Viterbo ha bisogno di un Museo delle Macchine di Santa Rosa.

Obiettivo Museo delle Macchine di Santa Rosa. In questa prospettiva sta prendendo forma su viale Armando Diaz, al civico 23 nel piazzale dell’attività commerciale Sat System, Sinfonia d’Archi.

La Macchina che ha segnato i trasporti che vanno dal 1991 al 1997. La Macchina ideata da Angelo Russo e realizzata dal costruttore Vincenzo Battaglioni. Era ridotta male, al punto da far piangere il cuore. Uno scatto d’orgoglio e il fare squadra di un gruppo di imprenditori viterbesi la sta riportando alla vita.

Tornerà a brillare nelle notti viterbesi, per cinque-sei mesi a partire da dicembre. Illuminata dal calare del sole fino a mezzanotte circa. Tutto questo per fare luce sul sogno del Museo delle Macchine. Una prospettiva coccolata da diverse persone in città, ma che fatica a concretizzarsi in un progetto vero e proprio, su cui cercare i fondi necessari alla realizzazione.

Oltre a Fiore del Cielo – che di ritorno da Milano sarà collocata, con ogni probabilità, a piazza del Comune – il Natale del capoluogo della Tuscia sarà caratterizzato anche da questa Macchina fatta riemergere dalla storia.

Tutto nasce da una condivisione d’intenti tra Russo, Battaglioni e un giovane imprenditore e facchino viterbese: Emanuele Veralli. Il montaggio è iniziato ieri mattina intorno alle 8 e nei prossimi giorni saranno effettuate le prove luci. Saranno montate quattro parti, gli ultimi 15 metri di Sinfonia d’Archi. Al momento manca all’appello l’ultimo pezzo, che è in fase di restauro. “Sulla sommità – spiega Veralli – non sarà collocata la statua della santa ma una luce che la rappresenterà”.

Per Russo il gesto serve a lanciare l’idea del Museo: “Viterbo è la città delle Macchine, ma in realtà ce lo ricordiamo solo il tre settembre. Andrebbe invece segnata una presenza durante tutto l’anno e il museo è la soluzione più intelligente”.
L’operazione è stata possibile grazie alla collaborazione di diversi imprenditori. Al restauro dei quattro pezzi recuperati hanno contribuito Primaprint, Mastro srl, Rp Distribuzione srl, Kaes srl, Colore Amico, Bajocchi, Delle Monache trasporti, Fratelli Menghini. Ieri sul cantiere si sono fatti vedere anche i Fiorillo, che si sono dichiarati disponibili a dare una mano.

Il Sodalizio dei Facchini, per bocca del presidente Massimo Mecarini, accoglie con entusiasmo il recupero di Sinfonia d’Archi e ribadisce l’importanza dell’avvio di un lavoro che vada nella direzione del Museo delle Macchine di Santa Rosa.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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