
VITERBO – Silenzio, per favore. Parlare meno, specie quando non si hanno tutte queste cose sensate da dire, sarebbe un vero e proprio punto di svolta. Ecco il tre settembre. Non manca nulla, c’è tutto. Avete visto quanto è bella? Come cosa, la Macchina. Talmente potente che ci viene voglia di andare da Ascenzi a dargli un bacio sulla barba, guardarlo negli occhi e dirgli: confessa, non l’hai fatta tu!
Dies Natalis non è umana, non può essere stata immaginata e ideata da un uomo nel suo studio, col suo cane bracco a tenere sicura l’anima. Perché quando vedi Dies Natalis, e questo lo diciamo a tutti, – inutile che fai il fico, che papà ti ha comprato la macchina nuova, che hai intasato il feed di foto della tua vacanza tutta lusso e bocca a culo di gallina – un pensiero ti attraversa. La morte (comunicazione di servizio ai naviganti: tocca tutti), l’ascesa, l’incontro con Dio. Ed è inutile che apri il dizionario per cercare le parole ateo, agnostico e via suonando per vedere se puoi usarle: quella Macchina non è polistirolo e qualcosa di un qualcosa che potremmo anche chiamare Dio l’idea te la dà.
Sono cinque tonnellate, ragazzi. La portano in cento. Allora se sei “bravone” prendi la calcolatrice e vai a fare il conto. Aspetta non perdere tempo: te lo diciamo noi, che abbiamo fatto il Ruffini: fa cinquanta chili a testa. E tu, sì proprio tu, che leggi e pensi “posso farlo anche io”, fidati non è per tutti. Non te li accolli quei chili, che poi non sono mai cinquanta e che possono diventare più di cento con le accollate, alle nove di sera, per un chilometro e passa se non intuisci che quella Macchina lì, quella musica lì, raccontano di altro.
I Facchini ci stanno? Ma li avete visti? Anche loro non è possibile che siano poco più di cento. Hanno un calendario di iniziative che non è sostenibile in meno di mille. Secondo noi ci sono almeno cinque barra sei Mecarini che si danno il cambio. Un presidente solo non può macinare tutto questo lavoro. Ai Facchini bisogna dire una cosa: grazie. Anche perché un Facchino non ha bisogno di niente. Lui già quando sta a piazza del Comune ha fatto. Il suo corpo le attraversa, perché obiettivamente le attraversa, via Cavour e piazza Fontana Grande e poi via Garibaldi. Ma la sua mente e il cuore stanno a San Sisto. Quando gli stivaletti neri arrivano all’altezza della farmacia che incrocia via delle Fabbriche corpo cuore e mente ritornano un uno. Lo vedi chiaramente, non ve ne siete mai accorti? Guardategli gli occhi quando incontrano la Macchina.
Hai quegli occhi tre/quattro volte nella vita: quando vedi tua madre, quando baci la donna che ami, quando senti ridere tuo figlio o tua figlia e quando vedi la Macchina lì a San Sisto. “Il campanile che cammina”, così l’ha chiamata per primo Orio Vergani. Se riuscissimo a sviluppare in un secolo di esperienza (anche in un secolo e mezzo ci andrebbe bene) l’intelligenza e la capacità di visione che aveva Vergani La Fune diventerebbe Il Corriere della Sera.
Vergani aveva colto quello che l’Unesco ha poi reso Patrimonio dell’Umanità. L’equazione è semplice: la Macchina più i Facchini uguale “Il campanile che cammina”. E se cammina va in mezzo alla gente, è tra la gente. E infatti la trinità viterbese è completa con il popolo di Viterbo. Stiano tranquilli i meloniani, non abbiamo virato a sinistra. Usiamo il termine “popolo” perché è quello giusto in questa occasione.
Un Patrimonio dell’Umanità attraversa ogni tre settembre il centro storico di Viterbo. A Palazzo dei Priori regaliamo questo “claim” per campagne pubblicitarie future. Diciamo solo poche altre cose. A tutti i viterbesi che non potranno assistere al Trasporto diamo l’unica informazione davvero necessaria: la diretta è sul canale 28 del digitale terrestre (TV2000, la televisione dei vescovi).
A chi sarà sul percorso raccomandiamo di non salire sulle fontane. Non è un gesto della tradizione, è un atto sbagliato. Sulle sedie non ci pronunciamo ma se poliziotti e steward vi chiedessero di toglierle fatelo. Stanno lavorando ed eseguono le disposizioni di sicurezza. A tutti raccomandiamo di non lasciare immondizia a terra. A tutti auguriamo un buon Trasporto e una felice festa.
Silenzio, questo è un momento intenso per la città. Parliamo meno, pensiamo di più, sentiamo davvero, viviamo. Silenzio, c’è lei.

















