Sicurezza, la responsabilità da legge è in capo al prefetto. Politicizzare sul sindaco è una mistificazione della realtà che non serve a risolvere i problemi
Foto polizia
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VITERBO - I cittadini, dal canto loro, possono tutti contribuire vivendo in primis la città e il suo centro.

VITERBO – Il modo migliore per non risolvere un problema? Raccontarsi delle falsità. In questi giorni, con il fatto ancora fumante della rissa del Sacrario (con tanto di mazza da baseball e auto utilizzate per investire i rivali), assistiamo al tentativo di politicizzare l’accaduto e utilizzarlo come manganello per colpire il sindaco di turno. 

Si può fare tutta la propaganda che si vuole e trovare, in maniera semplicistica e utilitaristica (per qualcuno), nel sindaco il responsabile dei fatti criminosi che accadono in città ma è una strada che non porta da nessuna parte. Il problema non è solo viterbese, naturalmente. Giusto in queste ore i media nazionali hanno raccontato della sparatoria di sabato sera in centro a Sezze (Latina) dove una ragazza è stata ferita alla gamba da un colpo di pistola rimbalzato sull’asfalto. Sempre in queste ore Parma è alle prese con un intenso fenomeno di attività delle baby gang. Problemi che attanagliano, purtroppo, più o meno tutte le città italiane: grandi centri e quelli minori. 

Addossare “la croce” della responsabilità ai sindaci è piuttosto fuori luogo perché i responsabili della sicurezza dei cittadini sono le autorità di pubblica sicurezza rappresentate, a livello nazionale, dal Ministro dell’Interno responsabile della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e in ciascuna provincia, dal Prefetto e dal Questore, entrambi autorità provinciali di pubblica sicurezza, responsabile, il primo, sul piano politico-amministrativo e il secondo (che è anche autorità locale di pubblica sicurezza in ciascun capoluogo di provincia) sul piano tecnico-operativo. 

Sono queste due figure, in particolare, che “vegliano sul mantenimento dell’ordine pubblico, la sicurezza dei cittadini, la loro incolumità e la tutela della proprietà, curando anche l’osservanza delle leggi e dei regolamenti generali e speciali dello stato, delle province e dei comuni, nonché delle ordinanze delle autorità. Dal Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza risulta infatti che il sindaco è autorità di pubblica sicurezza soltanto in quei comuni in cui non esiste un commissariato dove, appunto, il funzionario di polizia preposto è autorità locale di pubblica sicurezza”. 

Il sindaco, che riveste un ruolo importante nel contesto del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, organismo di consulenza del Prefetto che lo presiede, è responsabile della “sicurezza urbana”, concetto che si è andato delineando alcuni anni fa e che è stato definito normativamente quale “bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città, da perseguire anche attraverso interventi di riqualificazione, anche urbanistica, sociale culturale e recupero delle aree e dei siti degradati, l’eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione sociale, la prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio, la promozione della cultura del rispetto della legalità e l’affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile …” (art. 4 della L.48/2017.

La legge dice che spetta solo al Prefetto la decisione di impiegare tutte o soltanto alcune delle forze di polizia per affrontare la questione sicurezza. 

Così, sgombrato il campo dagli affari politici che spesso possono portare con sé tentativi di manipolazione della realtà o vizi di interpretazione per motivi “da tifoseria calcistica”, l’importante tema sicurezza che riguarda la città di Viterbo può essere affrontato in maniera più seria, intelligente e consapevole. 

Dicevamo che la funzione è in capo al Prefetto che, numeri alla mano, ci sembra possa dimostrare che effettivamente sta tenendo la situazione sotto controllo. A meno che non si voglia “sparare” sul Prefetto e sostenere una sua incapacità, che però non trova effettivamente riscontro nei dati che registrano la criminalità sul territorio. 

Tra l’altro il 2023, come i dati raccontano, è stato un vero e proprio anno di svolta con un’intensa attività coordinata dalla Prefettura e messa in campo dal Questore e della forze dell’ordine in generale. Esiste una risposta anche strutturale all’esigenza di costruire una situazione di sicurezza soprattutto sul centro storico che passa per gli importanti investimenti fatti dal Comune, che saranno anche potenziati nel 2024, in telecamere e il fatto che queste siano collegate h24 a una centrale operativa in Questura. 

I tempi di reazione della polizia e dei carabinieri sul territorio sono veramente da 118 e soprattutto la presenza di telecamere sempre attive e che registrano porta sostanzialmente all’individuazione degli autori dei reati. Questo non significa che non possano esistere situazioni complesse e percepite male, legittimamente, dai cittadini. Purtroppo la criminalità non può essere debellata al cento per cento e il concetto di sicurezza non si può sostanziare della totale assenza di situazioni critiche ma nell’esistenza di una capacità deterrente e anche di risposta rapida da parte delle forze dell’ordine. 

Realisticamente possiamo registrare una situazione sicura sulla città, con un sistema di controllo e intervento delle forze dell’ordine di buona qualità. Ovviamente il rischio zero non esiste e rimangono episodi (quello della rissa di venerdì è il primo del genere nel 2024) da scongiurare ma che purtroppo esisteranno sempre. 

I cittadini, dal canto loro, possono tutti contribuire vivendo in primis la città e il suo centro, non facendosi avvelenare dalla paura e dai suoi sacerdoti del momento ed evitando, alcuni, di sostenere la criminalità e situazioni di degrado con acquisto di sostanze stupefacenti e frequentazione di prostitute. 

 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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